Fanno girare le sue foto intime, la dipendente si suicida: Activision Blizzard citata per omicidio colposo

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Activision Blizzard è stata citata in giudizio per omicidio colposo dalla famiglia di una dipendente morta suicida: lo riportano due giornalisti del Washington Post, Gus Garcia-Roberts e Shannon Liao, che raccontano nel dettaglio la causa contro lo sviluppatore di giochi esports.

Il California Department of Fair Employment and Housing (DFEH) – un’agenzia governativa californiana incaricata della protezione dei residenti dalla discriminazione su posti di lavoro e alloggi pubblici, dalla violenza e dall’odio – sostiene che le foto dei genitali della donna (la cui identità viene mantenuta segreta) sono state fatte circolare dai suoi colleghi durante una festa. La donna si è tolta la vita durante un viaggio di lavoro con un suo collega.

La causa è stata intentata alla Corte Superiore di Los Angeles dai genitori della donna, Paul e Jane Moynihan. Stando alla denuncia, i genitori sostengono che Greg Restituito abbia mentito alla polizia sulla sua relazione con la figlia, Kerri Moynihan. Inoltre, la denuncia sostiene anche che Restituito, insieme ad Activision Blizzard, ha tentato di nascondere le prove della loro relazione dopo la morte di Moynihan.

Stando a quanto riportato dal LA Times, la causa afferma che Moynihan era soggetta ad un posto di lavoro “ostile, intimidatorio, offensivo, oppressivo e abusivo”.

Le indagini successive hanno fatto emergere che funzionari di alto rango di Activision Blizzard, incluso l’amministratore delegato Bobby Kotick, erano a conoscenza delle accuse di molestie sessuali e hanno fatto poco o nulla per impedirle.

 


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