Chi è davvero CJ: storia, colpe e segreti del protagonista di GTA San Andreas

Prima dell’uscita di GTA 6 – attesa quasi come il ritorno del Messia da parte di qualche religione – lanciamo finalmente la rubrica dedicata alle biografie dei personaggi che hanno scritto la storia dei videogiochi. Non sviluppatori, doppiatori o dirigenti delle software house: intendiamo proprio i personaggi dell’universo videoludico, quelli che tutti noi abbiamo potuto (e possiamo ancora) impersonare.

Avremmo voluto farlo anche prima della nuova presentazione di GTA 6, ma Rockstar ci ha battuti sul tempo: il 6 agosto 2026 ha mostrato un’anteprima estesa del gioco, la cui uscita è fissata per il 19 novembre 2026 (sarà davvero così?). Poco male. Per inaugurare la rubrica partiamo da uno dei protagonisti più emblematici dell’intera saga, nonché da uno dei pochi capaci di diventare un meme senza ridursi soltanto a quello.

Il suo nome completo è Carl Johnson, ma per tutti è semplicemente CJ. Il ragazzo con la canottiera bianca che nel 2004 tornò a Grove Street e si ritrovò, nel giro di pochi mesi, a combattere gang rivali, poliziotti corrotti, trafficanti di droga, mafiosi e perfino militari statunitensi. Nel frattempo trovò anche il modo di rapinare un casinò, rubare un jetpack e diventare il manager di un rapper. Una vita piuttosto piena.

Quella di San Andreas rimane peraltro la sua unica apparizione da protagonista. Al di fuori del gioco, CJ compare fisicamente soltanto in The Introduction, cortometraggio che funge da prologo alla storia e che fu distribuito con la colonna sonora e con l’edizione speciale del titolo per PlayStation 2. Nessun ritorno nei capitoli successivi, almeno finora: Rockstar ha lasciato Carl Johnson nel 1992, circondato dalla famiglia e dagli amici sopravvissuti alla mattanza.

L’infanzia a Grove Street e la morte di Brian

Carl Johnson cresce a Ganton, quartiere di Los Santos ispirato alla periferia meridionale di Los Angeles. È uno dei quattro figli di Beverly Johnson: prima di lui c’è Sean, meglio conosciuto come Sweet; dopo arrivano Kendl e Brian. Del padre si sa pochissimo. CJ afferma di non ricordarlo quasi, perché abbandonò la famiglia quando i figli erano ancora piccoli.

Il suo mondo è quello di Grove Street. Qui conosce Melvin “Big Smoke” Harris e Lance “Ryder” Wilson, amici d’infanzia con i quali comincia presto a dedicarsi ad attività non esattamente previste dal catechismo. Quando Sweet assume il comando delle Grove Street Families, anche CJ, Brian, Big Smoke e Ryder entrano nella gang.

L’equilibrio si spezza nel 1987. Brian muore in circostanze mai chiarite fino in fondo e Sweet attribuisce a Carl parte della responsabilità. Non sappiamo esattamente cosa sia accaduto né quale colpa avesse CJ, ma la frattura tra i due fratelli diventa insanabile. O almeno così sembra.

Carl lascia Los Santos e si trasferisce a Liberty City. È una fuga, più che l’inizio di una nuova vita: scappa dalla morte di Brian, dalle accuse di Sweet e da una Grove Street ormai in difficoltà, indebolita anche dal rifiuto del fratello maggiore di entrare nel crescente traffico di crack. Nei cinque anni successivi CJ lavora come ladro d’auto per Joey Leone, esponente della famiglia mafiosa che i giocatori avevano già conosciuto in GTA III.

Il ritorno a Los Santos di CJ

Nel 1992 una telefonata di Sweet riporta Carl a casa. Beverly Johnson è stata uccisa durante una sparatoria dall’auto e CJ torna a Los Santos per partecipare al funerale.

Non riesce neppure ad arrivare nel quartiere senza problemi. Appena sceso dall’aereo viene fermato da Frank Tenpenny, Eddie Pulaski e Jimmy Hernandez, tre agenti della CRASH, unità di polizia che dietro la lotta alle gang nasconde ricatti, omicidi e rapporti con la criminalità locale. Tenpenny minaccia di attribuirgli l’uccisione dell’agente Ralph Pendelbury, eliminato dagli stessi poliziotti perché intenzionato a denunciare la loro corruzione.

Il ritorno a Grove Street non è più allegro. Sweet gli rinfaccia di essere fuggito, la famiglia è divisa e la gang ha perso uomini e territori a vantaggio dei Ballas. CJ decide di restare: ricomincia a conquistare quartieri, riunisce le diverse fazioni delle Grove Street Families e si riavvicina gradualmente al fratello.

Nello stesso periodo conosce meglio Cesar Vialpando, fidanzato di Kendl e leader dei Varrios Los Aztecas. Sweet non vede di buon occhio la relazione della sorella con un membro di un’altra gang, mentre CJ supera abbastanza rapidamente la diffidenza. Sarà una scelta azzeccata: Cesar diventerà uno degli alleati più fedeli di Carl.

È proprio lui a mostrargli la verità sulla morte di Beverly. Big Smoke e Ryder stanno collaborando con Tenpenny e con i Ballas; insieme nascondono la Green Sabre, l’auto utilizzata nell’agguato. Nel frattempo Sweet è finito in una trappola. CJ prova a salvarlo, ma entrambi vengono arrestati: Sweet va in prigione, mentre Carl viene portato fuori Los Santos e costretto a eseguire gli ordini di Tenpenny.

CJ, dall’esilio alla costruzione di un impero

L’allontanamento da Grove Street, paradossalmente, trasforma CJ. Fino a quel momento era stato soprattutto un uomo al servizio della famiglia e della gang. Nelle campagne di San Andreas comincia invece a costruire una propria rete di rapporti, attività e interessi.

Conosce The Truth, anziano hippie che coltiva marijuana, e Catalina, cugina di Cesar con la quale compie diverse rapine e ha una relazione tanto breve quanto disastrosa. Dopo una gara automobilistica vince un garage a San Fierro proprio contro Catalina e il suo nuovo compagno, Claude – il futuro protagonista silenzioso di GTA III.

Quello che inizialmente sembra un capannone inutile viene trasformato, con l’aiuto di Kendl e Cesar, in un’attività redditizia. CJ acquista anche una concessionaria, usata come copertura per un giro di auto rubate, e stringe un’alleanza con Wu Zi Mu, detto Woozie, leader cieco delle Triadi.

A San Fierro scopre inoltre il Loco Syndicate, organizzazione che fornisce droga a Big Smoke e Ryder. Carl ne elimina progressivamente i membri, distrugge la fabbrica di crack e uccide Ryder. Il capo occulto del gruppo, Mike Toreno, si rivela però un agente governativo sotto copertura: invece di affrontare CJ, gli propone un accordo. Carl dovrà svolgere per lui una serie di operazioni clandestine; in cambio Toreno farà liberare Sweet.

Le missioni portano CJ ad acquistare una pista d’atterraggio abbandonata, imparare a pilotare diversi velivoli, penetrare nella base militare Area 69 e rubare un jetpack sperimentale. Sono i momenti nei quali San Andreas abbandona quasi del tutto il racconto di strada iniziale e abbraccia il delirio – ma lo fa senza perdere il suo protagonista per strada.

Carl si trasferisce poi a Las Venturas, aiuta Woozie ad aprire il Four Dragons Casino e organizza una rapina ai danni del Caligula’s Palace. Qui entra in contatto con Ken Rosenberg e con Salvatore Leone, padre di Joey: lo stesso ambiente mafioso per il quale aveva lavorato durante gli anni trascorsi a Liberty City.

Nel frattempo salva Madd Dogg, rapper la cui carriera era stata rovinata dallo stesso CJ quando aveva rubato il suo libro delle rime per aiutare l’improbabile OG Loc. Carl diventa il suo manager, riconquista la villa dell’artista e aggiunge un altro pezzo al proprio impero. Non male per uno che era tornato a Los Santos soltanto per un funerale.

CJ non è un cattivo ragazzo (ma nemmeno buono)

CJ uccide, rapina, ruba automobili, distrugge proprietà e costruisce buona parte della propria fortuna attraverso attività criminali. Volendo contare anche tutto ciò che il giocatore può fare liberamente, il suo curriculum diventerebbe difficilmente difendibile persino dall’avvocato più creativo di Los Santos.

Eppure Carl non viene percepito come un vero cattivo. È uno dei motivi per cui il personaggio funzionò così bene nel 2004 e continua a essere ricordato oltre vent’anni dopo.

CJ mostra rimorso, paura e perfino esitazione. Non sembra provare particolare piacere nell’uccidere e spesso viene trascinato negli eventi dal desiderio di proteggere Sweet, Kendl e Grove Street. Torna a Los Santos per la madre, tenta di salvare il fratello pur sapendo di finire in una trappola e accetta di lavorare per Toreno soprattutto per ottenere la liberazione di Sweet.

Questo non lo rende buono. Nel corso della storia Carl sviluppa anche ambizione, accumula denaro e si trasforma in un imprenditore criminale capace di muoversi tra gang, Triadi e mafia. Aiuta OG Loc sabotando Madd Dogg, partecipa a operazioni governative delle quali conosce poco o nulla e risolve con le armi quasi ogni conflitto. Protegge la sua comunità, ma la protezione passa spesso attraverso decine di cadaveri.

Rockstar cercava un protagonista più umano rispetto ai precedenti e proprio questa contraddizione ne è probabilmente il risultato migliore. CJ possiede una coscienza, ma vive in un mondo nel quale la coscienza non impedisce di sparare. Al massimo decide contro chi puntare l’arma.

DJ Pooh, che partecipò alla scrittura del gioco, lo paragonò a Tupac Shakur: entrambi ferocemente legati alla famiglia e, quando la situazione lo richiede, capaci di diventare spietati. Una definizione che riassume CJ meglio di molte analisi morali. Carl può rimproverare Ryder perché vuole rapinare una pizzeria e, pochi minuti dopo, partecipare a una sparatoria in mezzo alla strada. Non è un’incoerenza sfuggita agli sceneggiatori: è il personaggio.

Quando Sweet viene liberato, Carl gli racconta con orgoglio ciò che ha costruito lontano da Los Santos. Il fratello, invece di congratularsi, lo accusa di essere scappato ancora una volta dalle proprie responsabilità. È un rimprovero ingeneroso, ma non completamente sbagliato. CJ ha salvato Sweet e creato un impero; nel frattempo, però, Grove Street è rimasta nelle mani di Big Smoke e del crack.

Carl torna quindi nel quartiere, riconquista i territori perduti e affronta Big Smoke nel suo palazzo della droga. Dopo averlo ucciso, insegue Tenpenny insieme a Sweet. Il poliziotto perde il controllo di un camion dei pompieri e precipita da un ponte, morendo proprio a Grove Street. CJ è finalmente tornato nel luogo dal quale aveva tentato di fuggire cinque anni prima.

Il CJ di ogni giocatore era diverso

CJ doveva essere il protagonista più umano mai realizzato da Rockstar, ma anche quello maggiormente modellabile dal giocatore. San Andreas introdusse così una serie di elementi vicini ai giochi di ruolo: Carl poteva cambiare abiti, pettinatura, tatuaggi e perfino corporatura.

Mangiare troppo lo faceva ingrassare; allenarsi in palestra aumentava la massa muscolare, mentre trascurare il cibo poteva renderlo estremamente magro. Non si trattava soltanto di una modifica estetica: peso e allenamento influivano sulle capacità fisiche del personaggio, dalla resistenza alla forza nei combattimenti.

L’idea era fare in modo che le azioni del giocatore lasciassero conseguenze visibili sul protagonista. Dan Houser riteneva che questa personalizzazione aiutasse a creare un rapporto più diretto con CJ. Young Maylay registrò addirittura diverse versioni di alcune battute, adattando la voce e il respiro alle possibili variazioni di peso. Un dettaglio piuttosto notevole per un gioco uscito nel 2004.

Chi è il vero CJ?

La risposta più immediata è Young Maylay, nome d’arte del rapper Christopher Bellard. Fu lui a dare voce a CJ e a trasferire nel personaggio parte del proprio modo di parlare, della sua esperienza e della cultura di Los Angeles.

Il suo coinvolgimento nacque quasi per caso. DJ Pooh, coautore di San Andreas, lo chiamò mentre si trovava in riunione con Rockstar e mise la conversazione in vivavoce senza avvertirlo. L’obiettivo era far ascoltare agli sviluppatori il suo modo di esprimersi senza che provasse a recitare una parte. Maylay venne invitato a un’audizione, durante la quale lesse anche alcune scene di Menace II Society, e ottenne il ruolo poche settimane dopo. Era la sua prima esperienza da attore.

Young Maylay è la voce di CJ

Rockstar aveva scelto consapevolmente di affidare il protagonista a un nome poco conosciuto. Sam Houser riteneva che la presenza di Ray Liotta nei panni di Tommy Vercetti avesse creato un certo conflitto tra l’attore già famoso e il personaggio; per San Andreas le celebrità – Samuel L. Jackson compreso – furono quindi destinate soprattutto ai ruoli secondari.

Maylay registrò per circa un mese a New York, affrontando un copione che avrebbe poi descritto come «più spesso della Bibbia». CJ possiede oltre 7.700 battute: più di 3.500 nelle sequenze narrative e circa 4.200 durante il gioco. L’attore ebbe anche la libertà di modificare parte dei dialoghi per rendere più autentico lo slang di Los Angeles.

L’obiettivo dichiarato degli sviluppatori era circondarlo con la storia più intensa mai costruita fino a quel momento da Rockstar, affinché il giocatore potesse identificarsi con lui. La personalità di Maylay entrò nel personaggio senza stravolgere il copione: come spiegò lo stesso rapper, mise quanto più possibile di sé dentro CJ. Non gli serviva del tutto fingere di provenire da quel mondo, perché era cresciuto a Los Angeles, in un quartiere segnato dalla povertà e dalla violenza delle gang.

Per anni si è ripetuto che anche il volto di CJ fosse modellato su quello di Young Maylay. Lo stesso attore, tuttavia, ha raccontato nel 2026 che il modello del personaggio – canottiera bianca e jeans compresi – esisteva già quando arrivò negli studi. Maylay sarebbe quindi il vero CJ nella voce, nei movimenti e nella personalità, non necessariamente nei lineamenti.

Esiste inoltre un secondo candidato, decisamente più controverso. Nel 2010 Michael “Shagg” Washington, che sosteneva di aver lavorato come corista per i Cypress Hill, chiese 250 milioni di dollari a Rockstar e Take-Two. Secondo Washington, la società lo aveva intervistato nel 2003 sulla sua vita nelle gang per poi utilizzare storia e aspetto nella creazione di Carl Johnson senza riconoscergli un compenso adeguato.

La causa venne respinta prima dalla Corte superiore della contea di Los Angeles e poi, nel 2012, dalla Corte d’appello della California. Washington non riuscì a dimostrare che CJ fosse una riproduzione non sufficientemente trasformata della sua persona; anche i Cypress Hill negarono una sua appartenenza al gruppo.

Da protagonista di GTA a invasore di altri videogiochi

CJ fu accolto molto bene già all’uscita di San Andreas. La critica apprezzò soprattutto il fatto che Rockstar fosse riuscita a evitare un personaggio ridotto allo stereotipo del gangster afroamericano. Nel 2005 vinse il premio come miglior eroe ai Golden Joystick Awards; l’anno successivo ricevette una candidatura come personaggio preferito ai G-Phoria, dove Young Maylay fu candidato anche per la migliore interpretazione vocale maschile. Nel 2011 i lettori della Guinness World Records Gamer’s Edition lo collocarono inoltre al ventiduesimo posto tra i migliori personaggi videoludici di sempre.

La sua seconda vita, però, è iniziata soprattutto grazie ai modder. Il modello grafico relativamente semplice e l’immediata riconoscibilità del personaggio hanno trasformato l’inserimento di CJ in altri giochi in una sorta di tradizione: quando arriva il supporto alle modifiche, prima o poi arriva anche lui.

È successo con Armored Core VI, dove Carl ha sostituito un gigantesco mech meno di un giorno dopo l’uscita del gioco, e con il remake di Silent Hill 2. Nel 2025 Aleksandr Silantyev, artista di GSC Game World, lo ha inserito anche in S.T.A.L.K.E.R. 2: Heart of Chornobyl insieme a Shrek e Thomas the Tank Engine, utilizzando queste mod assurde per mostrare le possibilità degli strumenti ufficiali in fase di sviluppo.

CJ è diventato insomma per le mod ciò che Doom rappresenta per l’hardware: se qualcuno realizza un nuovo strumento, bisogna verificare quanto tempo impiega prima di farci girare Carl Johnson.

Il “vero CJ”, dunque, non è una singola persona. Carl Johnson nasce dalla scrittura di Rockstar North, dalla Los Angeles dei primi anni Novanta, dai film e dalla musica che hanno costruito quell’immaginario e soprattutto dall’interpretazione di Young Maylay. Il resto lo ha fatto il giocatore: magro, muscoloso, obeso, elegante, coperto di tatuaggi o perennemente in canottiera. Sempre pronto, suo malgrado, a ricominciare da capo: ah shit, here we go again.


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