La pirateria non ha improvvisamente conquistato l’universo PlayStation 5, per quanto a colpo d’occhio così potrebbe sembrare . È però accaduto qualcosa che, fino a poche settimane fa, sembrava ancora lontano: il jailbreak della console Sony ha compiuto un notevole salto in avanti, estendendosi a firmware relativamente recenti e aprendo la porta a emulatori, modifiche e software non autorizzato.
Il nuovo exploit, conosciuto nella scena come Relapse, interessa le PS5 con firmware compreso tra la versione 7.00 e la 13.60. Quest’ultima è stata distribuita nel luglio 2026: non parliamo quindi soltanto di qualche console rimasta chiusa in un armadio dal 2021, ma anche di macchine utilizzate e aggiornate fino a pochi mesi fa.
Per chi ha installato gli aggiornamenti successivi, invece, la porta risulta al momento chiusa. E non basta scaricare un vecchio firmware per tornare indietro: effettuare un downgrade su PS5 non è un’operazione normalmente disponibile all’utente. È anche per questo che le console ferme alla versione giusta stanno acquisendo un valore particolare sul mercato dell’usato.
PlayStation5, cosa permette di fare il jailbreak?
Un jailbreak consente di superare alcune delle limitazioni imposte dal produttore e di eseguire codice non approvato da Sony. Detto in maniera più semplice: la PS5 smette di accettare esclusivamente ciò che arriva attraverso i canali ufficiali.
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Cos’è un jailbreak?
Il jailbreak è una modifica che consente di aggirare alcune protezioni imposte dal produttore ed eseguire su una console programmi non autorizzati ufficialmente. Può servire per installare applicazioni amatoriali, emulatori e patch create dalla comunità, ma può anche permettere l’avvio di copie pirata. Le due cose, però, non sono sinonimi: il jailbreak è lo strumento, mentre è l’uso che se ne fa a determinare se si entra o meno nell’illegalità.
Questo non significa automaticamente pirateria. Su una console modificata si possono installare applicazioni homebrew, utilizzare emulatori, applicare patch amatoriali e intervenire su giochi che Sony o gli sviluppatori hanno lasciato fermi alle prestazioni delle vecchie generazioni. Titoli PS4 privi di aggiornamenti ufficiali possono, per esempio, essere eseguiti con modifiche che sbloccano i 60 fotogrammi al secondo.
La stessa macchina può trasformarsi in una curiosa console universale. In pochi giorni sono apparsi emulatori dedicati a diverse piattaforme Nintendo, alle vecchie PlayStation e persino alla prima Xbox. Il progetto XPSemu, derivato da Xemu, ha già mostrato giochi come Halo 2, Forza Motorsport e Fable in esecuzione su PS5, sebbene con risultati ancora molto variabili: alcuni titoli funzionano piuttosto bene, altri arrancano o presentano problemi evidenti.
Diversi utenti raccontano di utilizzare console modificate per far girare giochi PS2 a risoluzioni più alte, recuperare titoli bloccati sulle vecchie piattaforme o applicare patch mai pubblicate ufficialmente. Qualcuno parla apertamente di conservazione del videogioco; qualcun altro, con meno giri di parole, festeggia l’occasione di non dare più soldi a Sony. Le due motivazioni convivono da sempre nella scena, per quanto non abbiano lo stesso peso sul piano legale.
D’altro canto, come accennato, modificare una console e scaricare illegalmente un gioco sono due azioni differenti. Il jailbreak è lo strumento; ciò che viene fatto dopo dipende dall’utente.
Può servire a eseguire una copia personale di un vecchio gioco acquistato anni prima, a sviluppare software amatoriale o a conservare opere non più disponibili nei negozi. Può però essere utilizzato anche per avviare copie non autorizzate di giochi PS4 e PS5. Ed è naturalmente quest’ultima possibilità a interessare Sony e gli editori.
Esistono comunque limiti piuttosto pesanti. Una PS5 modificata deve generalmente restare lontana dagli aggiornamenti ufficiali e dai servizi online: collegarsi al PlayStation Network espone al rischio di rilevamento e sospensione dell’account o della console. Alcuni giochi recenti, inoltre, richiedono firmware più nuovi del 13.60 e non possono essere avviati normalmente sulle macchine vulnerabili.
Chi sceglie il jailbreak si trova quindi davanti a un compromesso: rinunciare alle novità e al gioco online per ottenere una console molto più aperta. Un affare interessante per gli appassionati di retrogaming e sperimentazione; assai meno per chi desidera semplicemente accendere PS5 e giocare all’ultima uscita. Senza dimenticare che c’è la possibilità di danneggiare il sistema durante l’installazione o l’utilizzo di programmi non affidabili.
Parallelamente al jailbreak sta accelerando anche un fronte differente: l’emulazione di PlayStation 5 su computer.
Progetti come KyTyPS5 e SharpEmu stanno ottenendo risultati che, considerando l’età della console, hanno sorpreso persino chi segue abitualmente questa scena. SharpEmu ha portato alcuni giochi fino allo stato di “giocabile”, mentre Demon’s Souls è stato mostrato su KyTyPS5 a 40-50 fotogrammi al secondo con una configurazione decisamente fuori dalla portata di molti – Core i9-14900K e RTX 5090 – e parecchi problemi ancora da risolvere. Non è insomma il caso di vendere la propria PS5.
I due fenomeni viaggiano in direzioni opposte. Nel primo caso è la PS5 a eseguire programmi e giochi pensati per altre piattaforme; nel secondo è il PC a tentare di riprodurre il funzionamento della console Sony. Entrambi, però, beneficiano della maggiore disponibilità di documentazione, strumenti di sviluppo e sistemi basati sull’intelligenza artificiale.
L’IA può aiutare a esaminare grandi quantità di codice, individuare funzioni e velocizzare alcune fasi del reverse engineering. Non fa tutto da sola e non trasforma il primo curioso in un esperto di sicurezza informatica (per fortuna), ma consente a sviluppatori preparati di lavorare più rapidamente. Gli stessi progetti raccomandano cautela verso il codice generato senza controllo: anche nella scena dell’emulazione sta arrivando la sua dose di AI slop.
Sony, abbiamo un problema (ma non è ancora un’emergenza)
Che Sony stia seguendo la situazione è scontato. Ogni nuovo aggiornamento del firmware può chiudere vulnerabilità conosciute e rendere più difficile l’esecuzione degli exploit sulle console ancora protette.
Le macchine già ferme a un firmware vulnerabile, però, non possono essere corrette a distanza se rimangono offline. Da qui nasce la corsa alle PS5 non aggiornate e alle unità rimaste per mesi nei magazzini. L’aumento dei prezzi di alcune PS5 Pro usate è stato associato anche al jailbreak, sebbene il mercato statunitense sia condizionato da una carenza più ampia: GameStop è arrivata a chiedere 1.399,99 dollari per un esemplare ricondizionato, mentre le console nuove risultavano difficili da trovare presso diversi rivenditori.
Questo non significa che milioni di utenti abbandoneranno domani il PlayStation Store: la maggioranza vuole una macchina immediata, aggiornata e connessa, non una console da mantenere offline leggendo discussioni tecniche e sperando che ogni nuovo programma non provochi un blocco.
Il rischio concreto, almeno per ora, riguarda una minoranza molto attiva e tecnicamente competente. Quello che accadrà in futuro, però, non è noto: il numero di firmware coinvolti, la velocità dei progressi e l’arrivo di strumenti sempre più accessibili rendono infatti il fenomeno meno marginale rispetto a pochi mesi fa.
Per Sony il problema non è soltanto impedire l’avvio delle copie pirata. È anche spiegare perché una comunità di sviluppatori indipendenti riesca a offrire retrocompatibilità, patch e funzioni che una parte del pubblico chiede da anni. Quando una PS5 modificata fa girare vecchi giochi PlayStation a risoluzione e frame rate superiori, la domanda che sorge è pressoché scontata – perché non lo fa direttamente Sony?
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