Electronic Arts non è più una società quotata in Borsa. Dopo 36 anni sul Nasdaq, il colosso dei videogiochi è passato sotto il controllo del consorzio formato dal fondo sovrano saudita PIF, dalla società di private equity Silver Lake e da Affinity Partners, il fondo guidato da Jared Kushner, genero di Donald Trump.
L’acquisizione, annunciata nel settembre 2025, è stata completata il 4 agosto 2026 per un valore complessivo di 55 miliardi di dollari. Agli azionisti sono stati riconosciuti 210 dollari in contanti per ogni titolo posseduto, con un premio del 25% rispetto al prezzo registrato prima che circolassero le prime indiscrezioni sull’operazione.
EA lascia Wall Street dopo 36 anni
Con il delisting, Electronic Arts entra in una fase molto diversa della propria storia. La società di Redwood City non dovrà più pubblicare i risultati trimestrali destinati al mercato né confrontarsi quotidianamente con l’andamento del titolo. Continuerà tuttavia a essere guidata dall’attuale presidente e amministratore delegato Andrew Wilson.
Nel comunicato che annuncia la conclusione dell’acquisizione, Wilson ha parlato di un nuovo capitolo avviato «da una posizione di forza», con investitori che condividerebbero la visione e le ambizioni dell’azienda. Il consorzio ha promesso capitali di lungo periodo e nuovi investimenti nell’innovazione, compreso un maggiore utilizzo dell’intelligenza artificiale nello sviluppo dei giochi e nella gestione dell’esperienza dei giocatori.
PIF non era un soggetto estraneo alla società. Il fondo saudita possedeva già il 9,9% di Electronic Arts e da tempo sta aumentando la propria presenza nell’industria videoludica. L’acquisto di EA gli consegna ora il controllo di marchi come EA Sports FC, Battlefield, The Sims, Madden NFL, Mass Effect e Apex Legends, oltre a una rete internazionale di studi di sviluppo.
L’operazione ha ricevuto il via libera delle autorità statunitensi ed europee. La Commissione europea ha ritenuto che l’acquisizione non producesse problemi rilevanti sotto il profilo della concorrenza, approvandola anche nell’ambito delle norme che controllano le sovvenzioni provenienti da Paesi esterni all’Unione.
Il peso dei 18 miliardi di debito
Dietro le dichiarazioni sull’innovazione resta però una questione meno rassicurante: il debito contratto per finanziare l’acquisto. L’operazione è stata strutturata come un leveraged buyout, vale a dire un’acquisizione sostenuta in parte da denaro preso in prestito e destinato a ricadere sui conti della società acquistata.
Gli investitori hanno messo sul tavolo circa 36 miliardi di dollari, mentre JPMorgan Chase ha organizzato il finanziamento della parte restante. Secondo quanto riferito da Bloomberg e ripreso dalla stampa statunitense, al completamento dell’operazione Electronic Arts si ritroverebbe con circa 18 miliardi di nuovo debito e interessi annuali vicini a 1,8 miliardi.
Sono cifre che spiegano perché, insieme alla conclusione dell’acquisizione, siano tornati a circolare timori di nuovi licenziamenti. Il giornalista di Bloomberg Jason Schreier ha riferito che EA avrebbe prospettato ai finanziatori 700 milioni di dollari di risparmi annuali, 170 milioni dei quali legati a non meglio precisate “efficienze organizzative”.
Non esiste, al momento, un annuncio ufficiale relativo a una nuova riduzione del personale. L’espressione utilizzata nei documenti finanziari viene però frequentemente associata a ristrutturazioni, accorpamenti e tagli dei posti di lavoro. Parlare di licenziamenti già decisi sarebbe quindi prematuro; considerarli un rischio concreto, alla luce delle cifre, è invece inevitabile.
Il precedente dei tagli e il futuro dei giochi EA
Electronic Arts arriva all’acquisizione dopo avere già ridimensionato diversi reparti. Nel 2024 aveva annunciato il taglio di circa il 5% della forza lavoro. Nel 2025 sono seguiti altri licenziamenti, la cancellazione di alcuni progetti e la chiusura di Cliffhanger Games, lo studio che stava lavorando a un titolo dedicato a Black Panther.
La necessità di sostenere il nuovo debito potrebbe spingere la società a concentrare ulteriormente risorse e personale sui franchise più redditizi. EA Sports FC, Madden, Battlefield e le produzioni basate su servizi continuativi garantiscono entrate più prevedibili rispetto a nuove proprietà intellettuali o giochi sperimentali. Il rischio è che proprio questi ultimi abbiano meno spazio nella nuova organizzazione.
Al momento dell’annuncio dell’accordo, Electronic Arts aveva assicurato ai dipendenti che non ci sarebbero stati cambiamenti immediati nei posti di lavoro e nei team. Quella precisazione non equivaleva però a una garanzia sul medio periodo. Una volta completata l’acquisizione, il problema non è più ottenere il consenso degli azionisti o delle autorità: è rendere sostenibile un’operazione finanziata con una quantità enorme di debito.
Per i nuovi proprietari, Electronic Arts rappresenta un patrimonio di serie conosciute in tutto il mondo e di comunità costruite nell’arco di decenni. Per chi lavora negli studi del gruppo, invece, i prossimi mesi serviranno a capire quanto costerà concretamente il passaggio dalla Borsa al controllo privato. I 700 milioni di risparmi prospettati ai finanziatori indicano che la transizione difficilmente si limiterà a un cambio di azionisti.
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