Sembrava destinato al Pallone d’Oro… almeno su Championship Manager: che fine ha fatto Cherno Samba?

Dopo aver raccontato la triste parabola di Maxim Tsigalko, altro nome entrato nella leggenda di Championship Manager molto più che del calcio reale, è il momento di parlare di un altro protagonista assoluto delle interminabili notti passate davanti al PC. Per un’intera generazione bastavano due parole per cambiare il destino di una carriera virtuale: Cherno Samba. Costava poco, cresceva in maniera impressionante e, stagione dopo stagione, diventava uno degli attaccanti più forti del pianeta. Nella realtà, però, la sua storia ha preso una strada completamente diversa.

Per molti appassionati di videogiochi manageriali il suo nome è ancora oggi sinonimo di “colpo sicuro”. Chiunque abbia giocato a Championship Manager 00/01 ricorda quanto fosse semplice acquistarlo dal Millwall e costruire attorno a lui una squadra vincente. Un fenomeno virtuale che, con il passare degli anni, è diventato quasi più famoso del calciatore in carne e ossa.

Dal Millwall all’Inghilterra Under 15: perché Championship Manager puntò su di lui

In fondo gli sviluppatori non si erano inventati tutto. Cherno Samba era considerato uno dei prospetti più interessanti del calcio inglese. Nato a Londra da famiglia gambiana, da giovanissimo fece parlare di sé per numeri impressionanti nelle giovanili del Millwall. Secondo quanto ricordato dallo stesso attaccante, arrivò a segnare 132 gol in appena 32 partite nei primi anni dell’adolescenza.

Quella fama gli aprì anche le porte della nazionale inglese Under 15, dove divideva lo spogliatoio con ragazzi destinati a carriere ben diverse, come Wayne Rooney e Darren Bent. A soli 15 anni aveva già firmato un contratto di sponsorizzazione con Nike e sembrava soltanto questione di tempo prima di approdare in Premier League.

Fu proprio in quel periodo che Championship Manager lo trasformò in una leggenda. Le sue caratteristiche lasciavano intuire un potenziale enorme e, partita dopo partita, il motore del gioco lo faceva crescere fino a renderlo uno dei centravanti più forti disponibili. Per migliaia di giocatori diventò una presenza fissa in squadra, al punto che ancora oggi il suo nome viene ricordato insieme ad altri iconici “wonderkid” come il già citato Maxim Tsigalko o come Tonton Zola Moukoko e Freddy Adu (di cui magari scriveremo in futuro).

La popolarità del videogioco ebbe conseguenze sorprendenti anche nella vita reale. Intervistato dal Telegraph, Samba ha raccontato che ancora oggi molte persone lo riconoscono più per il videogioco che per la sua carriera. «Mi accompagnerà fino all’ultimo giorno della mia vita. Potrò avere 101 anni con un bastone e la gente continuerà a parlarmi di Championship Manager», ha raccontato al quotidiano britannico.

Il trasferimento sfumato al Liverpool e una carriera mai decollata (ma con quattro presenze nella Nazionale gambiana)

Il momento che cambiò tutto arrivò quando sembrava ormai destinato al Liverpool. I Reds lo seguirono a lungo, con l’allora allenatore Gérard Houllier e persino Michael Owen che cercarono di convincerlo del progetto. L’affare, però, non si concluse: il club non raggiunse un accordo economico con il Millwall.

Per un ragazzo di appena quindici anni fu un colpo durissimo. Samba decise addirittura di smettere di giocare per circa sei mesi. Un’interruzione arrivata proprio nella fase più delicata della crescita, dalla quale non riuscì più a riprendersi completamente.

Sempre al Telegraph, l’ex attaccante ha spiegato quanto quella delusione abbia inciso sul suo percorso: «Mi ha distrutto il mondo. Avevo bisogno che qualcuno mi dicesse che ci sarebbero state altre occasioni, ma io pensavo che la mia carriera fosse finita».

Tornò al Millwall, ma con uno spirito diverso. Lo stesso Samba ha ammesso di non aver sempre affrontato allenamenti e recuperi con la giusta mentalità. Dopo un infortunio al ginocchio trascurò anche parte della riabilitazione, una scelta che avrebbe pesato sul resto della sua carriera.

Negli anni successivi vestì le maglie del Cádiz, del Málaga B, dei norvegesi del FK Tønsberg, dei finlandesi dell’Haka e, per un breve periodo, anche del Plymouth Argyle. Le qualità intraviste da ragazzo, però, non riuscirono mai a emergere con continuità. Dopo diversi trasferimenti e molte difficoltà, concluse la carriera poco dopo i trent’anni (vantando frattanto quattro presenze – ed una rete – con la nazionale del Gambia).

La depressione, la rinascita e una seconda vita lontano dal campo (ma nel calcio)

Uno degli aspetti più delicati della sua storia riguarda la salute mentale. Durante l’esperienza in Spagna, complice un periodo segnato dagli infortuni e dall’isolamento, Samba arrivò anche a tentare il suicidio. Un compagno di squadra, accortosi della sua assenza, intervenne in tempo evitando il peggio.

Con il passare degli anni ha scelto di raccontare apertamente quella fase della sua vita, trasformandola in uno strumento per aiutare altri giovani calciatori. Oggi lavora infatti con un’agenzia che segue e affianca ragazzi all’inizio della carriera, offrendo un supporto che lui stesso ritiene di non aver mai ricevuto (ed è forse questa la ragione per cui non è mai arrivato al calcio che conta).

«Le persone erano interessate soprattutto a quello che potevano ottenere da me. Non c’era nessuno che mi aiutasse davvero dal punto di vista mentale», ha spiegato nell’intervista al Telegraph.

Il suo lavoro, oggi, va ben oltre il calcio. Racconta di aver raggiunto personalmente un giovane all’estero soltanto perché il club gli aveva segnalato che mangiava sempre cibo da asporto e non era in grado di cucinare. Rimase con lui per dieci giorni, insegnandogli anche le cose più semplici della vita quotidiana.

È forse questo il finale più curioso della vicenda di Cherno Samba: sul campo non è mai diventato il campione che milioni di giocatori avevano costruito davanti a uno schermo eppure il suo nome continua a vivere nell’immaginario collettivo di chi è cresciuto a pane e Championship Manager, al punto da essere ancora oggi uno dei simboli di un’intera epoca del gaming calcistico (e del gioco manageriale per eccellenza in particolare).

Il fatto che sia nella memoria di un numero impressionante di persone anche l’enorme seguito social: su Instagram Cherno Samba, che oggi ha 41 anni, ha oltre due milioni e mezzo di follower – un’audience che fa invidia a svariati calciatori ancora in attività (e che sono stati capaci di raggiungere vette calcistiche più importanti dell’inglese di origini gambiane).


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