L’addio contemporaneo e inatteso di Phil Spencer e Sarah Bond ha gettato ombre inquietanti sul futuro di Xbox e sul progetto a lungo termine di Microsoft, tuttavia almeno per ora sembra che i piani di continuare a produrre hardware per la prossima generazione non siano cambiati.
In questi anni ci si è focalizzati molto sugli errori strategici di Sony con PS5 che hanno comportato investimenti infruttuosi su giochi live service, la chiusura di numerosi studi (anche alcuni appena acquisiti come quello recente che ha riguardato Bluepoint) e una lineup decisamente più scarna rispetto al passato, anche recente (su PS4 c’è stata un’ottima rappresentanza di produzioni interne).
Meno si è analizzato l’andamento schizofrenico di Microsoft nella comunicazione e nella gestione della strategia produttiva e di marketing. Microsoft ha iniziato la generazione Xbox Series X|S puntando sulla migliore qualità e la maggiore potenza computazionale della sua console, nonché sull’ingrandimento del suo parco di sviluppatori interni, suggerendo e poi affermando che si puntava a creare la più grande lineup esclusiva della storia di Xbox.
Tale strategia si doveva associare alla crescita dei servizi, con Game Pass che avrebbe dovuto rappresentare il cavallo vincente per convincere l’utenza a passare alla console verde crociata. Tuttavia le acquisizioni multi miliardarie e le offerte promozionali molto convenienti (inizialmente ci si poteva abbonare al game pass ad un solo euro per 3 mesi) non sono state sufficienti a garantire una crescita esponenziale degli utenti Game Pass e tantomeno a convincere l’utenza a comprare la console.
I motivi principali per cui questa strategia non ha funzionato sono due: in primo luogo il Game Pass è attivo anche su PC (dove è sempre costato meno che su Xbox), in secondo luogo la gestione della produzione e del rilascio delle IP proprietarie è stata lunga e farraginosa, il che ha portato a 3 anni di quasi vuoto produttivo.
Questa assenza di produzioni interne è stata celata da Microsoft con copiosi annunci di nuovi giochi in arrivo, qualche produzione minore e l’acquisto di giochi di terze parti da far uscire al day one su Game Pass per invogliare l’utenza, in attesa che i progetti interni fossero portati a termine e che la macchina produttiva entrasse a pieno regime.
Microsoft ha preteso risultati finanziari maggiori dalla divisione Xbox, obbligando alla strategia multipiattaforma
Sebbene tutti gli esperti di settore sapessero bene che ci voleva tempo prima che la strategia divenisse fruttuosa, i vertici di Microsoft hanno cominciato a pretendere risultati finanziari decisamente superiori a quelli che stavano arrivando. Il Game Pass infatti non è cresciuto come ci si attendeva e molti utenti hanno scelto di attivarlo solo quando usciva qualche gioco di proprio interesse, il che di fatto limita molto i profitti.
Ecco dunque che la divisione Xbox è stata costretta ad un cambio di strategia radicale che è consistito nel portare le produzioni interne non solo su PC (questo accadeva già da tempo), ma anche su PS5 e Switch. Tale cambio di rotta ha portato a guadagni immediati, permettendo di guadagnare su giochi il cui ciclo vitale era ormai concluso, ma ha minato la fiducia della fanbase e allontanato gli indecisi dall’idea di acquistare una console Microsoft.
Fino allo scorso anno sembrava che questa inversione di tendenza avesse funzionato e dato nuova linfa all’ecosistema, ma i risultati finanziari dell’ultimo trimestre hanno evidenziato come la forza propulsiva si sia esaurita abbastanza rapidamente.
Questo è accaduto per due ragioni: i giochi proprietari usciti nel 2025 non sono risultati eccellenti (in alcuni casi nemmeno buoni) e soprattutto c’è stato un aumento sproporzionato del costo del Game Pass a cui si è associato l’ennesimo cambio di strategia, i giochi al day one saranno solo per chi paga il tier più alto e non per tutti.
Allo stato attuale delle cose, il videogiocatore medio si chiede per quale motivo dovrebbe acquistare una Xbox senza esclusive e per quale ragione dovrebbe pagare quasi 30 euro al mese per un gioco al day one in comodato d’uso, quando può acquistarlo più in là – con sconti e promozioni – quasi allo stesso prezzo in formato fisico e su qualsiasi piattaforma.
Il cambio ai vertici era necessario, ma quale sarà il futuro?
Se è vero che Phil Spencer ha preso una Xbox in crisi e gli ha ridato un’immagine positiva e una nuova prospettiva futura, è anche vero che la strategia pensata – forse troppo futuristica – attualmente è risultata un fallimento su tutta la linea:
- Il numero di console vendute è probabilmente inferiore a quello della passata generazione (non è possibile saperlo con certezza perché Microsoft non distribuisce i dati);
- il numero di giochi prodotti internamente è sì aumentato, ma non di qualità e non in maniera commisurata alle spese fatte;
- Le acquisizioni non hanno permesso di raggiungere i target di crescita del Game Pass promessi all’azienda;
In un momento di stasi come quello attuale era importante dare un segnale forte di cambiamento, dimostrare che si sta provvedendo ad un futuro che possa soddisfare le esigenze e le richieste dei fan di lungo corso ma che possa anche attirare nuova utenza. A fare le spese di una strategia confusionaria e penalizzante per l’utenza che tanto ha speso e creduto nel brand e nel progetto sono state quindi le figure riconoscibili, quelle che per il pubblico hanno portato a simili decisioni.
L’arrivo di Asha Sharma come Ceo e la promozione di Matt Booty come capo della divisione gaming non cambiano la strategia di Microsoft, nonostante le dichiarazioni di facciata della nuova dirigente. Di fatto la sostituta di Phil Spencer ha dichiarato di voler dare nuovo peso all’hardware (cosa che rappresenterebbe la totale abolizione della strategia votata esclusivamente all’abbandono della console in favore del Game Pass portata avanti fino ad ora) e alle saghe storiche, ma al contempo di non voler rinunciare alla strategia multipiattaforma e alla crescita dei servizi.
Sebbene siano state utilizzate parole diverse, il messaggio di fondo è lo stesso che aveva già espresso Sarah Bond quando aveva detto che Xbox Next sarebbe stata una console molto potente, che sarebbero stati prodotti sempre più giochi e che questi sarebbero arrivati a più persone possibili.
Prezzo, data d’uscita e strategia di Xbox Next
Come si fa a ridare centralità all’hardware senza esclusive? Come si fa a valorizzare internamente i nuovi giochi se al day one escono sul servizio in abbonamento e questo non può contare su una base installata in crescita? Se nessuno compra le nuove console, l’unica strada è sperare che il servizio cresca su PC e affidarsi come già si sta facendo sulle vendite su PS6 e Switch 3.
Il timore di tutti i possessori di Xbox è che le parole sulla “centralità dell’hardware” siano solo un tentativo di rassicurarli per vendere console utili a far andare avanti la strategia, ma che di fatto la linea sia quella già tracciata da tempo. Dopo anni di dichiarazioni fumose e promesse disattese a distanza di pochi mesi, quanto successo nei giorni scorsi non fa che aumentare la perplessità dei consumatori.
Per quanto riguarda l’hardware, Xbox Next uscirà sicuramente. Allo stato attuale infatti è necessario mantenere una base installata di fruitori del Game Pass che possieda una console Microsoft, anche perché sia Sony che Nintendo non vogliono accoglierlo nei loro store. Sarà con ogni probabilità un PC basato su sistema operativo Windows 11 con un’interfaccia dedicata al gaming.
Per quanto riguarda l’anno d’uscita, molto dipenderà dall’andamento del mercato: se ci sarà un ribasso dei prezzi di ram e dell’altra componentistica ci si può attendere un fine 2027, altrimenti si potrebbe dover attendere fino all’anno successivo. Lo stesso dicasi dei prezzi, allo stato attuale è impossibile saperlo, sia perché non si conoscono le specifiche tecniche sia perché tutto dipenderà dai costi delle componenti utili ad assemblarla.
Considerazioni finali
Questa disamina non vuole portare alla conclusione che Xbox sia all’ultima spiaggia o che la strategia Microsoft non possa portare sul lungo termine al raggiungimento degli obiettivi. Microsoft in questi anni ha investito vagonate di miliardi nelle infrastrutture cloud e nell’IA ed è anni luce avanti rispetto a Sony e Nintendo per quello che sarà il futuro di questo settore. Quando le console scompariranno – e prima o poi succederà – Microsoft sarà in una posizione di vantaggio e le concorrenti dovranno pagare le sue infrastrutture (cosa che già succede con Azure) per continuare ad esistere.
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