I dati di vendita delle console Xbox durante il 2025 evidenziano il crollo degli hardware Microsoft anche nei mercati che erano la loro roccaforte. Sembra che il colosso di Redmond sia disinteressato al mercato hardware, ma allora che senso ha progettare una nuova console per la prossima generazione?
Immediatamente dopo la campagna pubblicitaria di presentazione di Xbox Series X|S, basata tutta sull’evidenziare la maggiore potenza hardware della nuova console Microsoft rispetto alla concorrenza, l’azienda americana ha cambiato rotta, puntando sempre di più sui servizi in abbonamento e sul tentativo di spostare l’ago della bilancia dell’intero settore su un modello di profitto differente da quello tradizionale.
La strategia aveva senso, sia perché sin dall’inizio è stato chiaro che anche in questa generazione non sarebbe stato colmato il gap di base installata che la separa da Playstation e Nintendo, sia perché da sempre la vendita delle console è di per sé poco profittevole, serve come strumento di diffusione sul mercato e veicolare la vendita di software, periferiche e servizi che generano il vero guadagno.
Al fine di convincere l’utenza a passare ad Xbox come ecosistema, Microsoft ha puntato su una strategia in perdita che prevedeva l’acquisizione di publisher importanti e la conseguente inclusione nel proprio servizio di software storici in esclusiva. Una strategia aggressiva che si univa ad un lungo periodo promozionale in cui il servizio in abbonamento costava decisamente meno di quanto valesse.
Una prima battuta d’arresto a questo programma è giunta quando l’Antitrust ha costretto Microsoft a garantire che parte delle IP acquistate rimanessero multipiattaforma (soprattutto COD). Non poter beneficiare in toto dell’esclusività delle IP acquisite ha portato ad un cambio di strategia, che a quel punto prevedeva solo l’inclusione delle IP all’interno del servizio in abbonamento e non l’esclusività totale.
La convenienza di questo modello di diffusione del software non è stata sufficiente a garantire a Microsoft un aumento della vendita delle console e nemmeno un aumento vertiginoso degli abbonati al servizio Game Pass, numero che è sparito dai report finanziari del colosso di Redmond esattamente come quello delle console vendute.
La virata multipiattaforma e l’aumento del costo d’abbonamento
Che le cose non andassero secondo i piani di Microsoft si è capito nel 2024, quando la compagnia americana ha annunciato la pubblicazione di 4 esclusive su PS5. Si trattava di un passo storico, un’apertura alla concorrenza che poneva fine idealmente alla “console war”, ma che sottintendeva una resa, l’addio totale alla speranza di poter colmare il gap in termini di base installata.
Da quel momento in poi praticamente tutti i brand storici di Xbox sono approdati anche su Playstation (manca Halo, ma uscirà entro il 2026), mentre le nuove IP sono uscite o in contemporanea (come nel caso di The Outer Worlds 2 e Doom) oppure a distanza di un anno circa (come nei casi di Hellblade e prossimamente di Avowed). La sensazione è che nel prossimo futuro le uscite possano essere contemporanee su tutte le piattaforme, cosa che cancellerebbe del tutto anche l’esclusività temporale.
La prospettiva di una console senza esclusive ha raffreddato l’interesse del pubblico verso la console Microsoft, conscio del fatto che per giocare le IP prodotte dagli Xbox Game Studios può bastare un qualsiasi PC o una PS5. La botta finale è stata data ad inizio autunno, quando Microsoft ha reso elitario anche ciò che differenziava il Game Pass dal servizio in abbonamento di Playstation.
Per accedere ai giochi al Day One, sia quelli prodotti internamente che quelli di terze parti, il costo si è alzato da18 a 27 euro mensili. Una mossa che in molti si attendevano da tempo, ma che ha palesato il disinteresse di Microsoft per gli utenti Xbox. Chiunque sia abbonato al PC Game Pass, infatti, potrà continuare ad ottenere i giochi al Day One con appena 15 euro mensili.
Le recenti mosse di Microsoft sottolineano l’intenzione di abbandonare gradualmente il mercato console per dedicarsi esclusivamente alla produzione di software e ai servizi. Mossa azzardata o visionaria? Solo il tempo potrà dircelo, attualmente però ci si chiede chi è davvero disposto a sottoscrivere un abbonamento che costa quasi il doppio di quello della concorrenza invece che comprare i singoli giochi che interessano in formato fisico o digitale – magari approfittando degli sconti o dell’usato per risparmiare – solo per giocare al day one?
Le vendite Xbox sono frutto delle scelte Microsoft, ha davvero senso produrre una nuova console?
Se è vero che la validità della strategia di Microsoft andrà valutata sul lungo periodo, è altrettanto vero che per il momento è servita solamente a rendere superflua la presenza delle console sul mercato. I dati dimostrano che il numero di giochi pubblicati per le console Microsoft sono in calo – i produttori terze parti puntano sulle console maggiormente diffuse e dove poter ottenere maggiori profitti – e che le vendite degli hardware sono colate a picco.
Emblematico in tal senso è l’andamento del mercato UK durante gli ultimi 12 mesi. A renderlo noto è stato Christopher Dring di The Game Business, in un post in cui ha scritto: “Le vendite di console Xbox sono diminuite del 39% nel Regno Unito nel 2025, rendendolo senza dubbio l’anno peggiore mai registrato per le console Xbox. Con il ritorno dei franchise Xbox più amati nel 2026, la situazione potrebbe migliorare quest’anno?”.
Lo stesso Dring poi approfondisce la questione scrivendo su X: “L’impressione è che Microsoft non voglia più vendere console, non voglia più concentrarsi su questo business in cui i margini di profitto sono più bassi”. Ipotesi questa che è stata prontamente appoggiata da Jezz Corden di Windows Central: “Già. È quella la strategia”.
Lo stesso Corden, rispondendo alla domanda di Dring sulla possibile inversione di tendenza nel 2026 con l’uscita di nuovi capitoli delle saghe più amate di Xbox, ha scritto: “No, ed è intenzionale”. Visto lo stato delle cose è impossibile non chiedersi se abbia davvero senso produrre una nuova Xbox per la prossima generazione.
Nei mesi scorsi l’esistenza di una console di nuova generazione è stata confermata da Sarah Bond (Presidente della divisione Xbox), la quale ha definito la Xbox Next Gen un notevole passo in avanti per Microsoft nel mondo console. In che modo la nuova console modificherà l’interesse del pubblico nei confronti degli hardware Xbox se la strategia stessa di Microsoft non è quella di venderne il più possibile? Per quale motivo il pubblico dovrebbe sceglierla se non ha nulla di esclusivo e il servizio più importante costa meno altrove?
Possibile che le dichiarazioni di Bond siano di facciata solo per far digerire agli utenti il fatto che Xbox Series X|S sarà l’ultima console di Microsoft? Non è così paradossale credere che possa essere così, già in passato Microsoft ha utilizzato una simile strategia comunicativa: quando sono state pubblicate le prime 4 esclusive su PS5, l’azienda ha pubblicamente negato l’uscita di tutti i giochi Xbox su piattaforme concorrenti, salvo poi giustificare la necessità del cambio di rotta con i dati finanziari.
Se nel 2026 i dati di vendita di Xbox dovessero calare ulteriormente, la decisione di non produrre una console di nuova generazione sarebbe giustificata dall’andamento del mercato, resa inevitabile dalla mancanza di richiesta da parte dei consumatori. Che poi questa mancata richiesta sia calcolata e frutto delle strategie pregresse della compagnia passerà comunicativamente in secondo piano.
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