La questione è sempre aperta, i videogame fanno male alla salute? Una risposta univoca negli anni non c’è stata perché bisogna prima di tutto capire in che aspetto possano o no fare male e per quale ragione. Il recente studio australiano riporta la questione all’attenzione ma le sue conclusioni non sono quelle che molti titoli di giornale fanno pensare.
Nel corso dei decenni di sviluppo ed espansione del mercato videoludico il videogame è stato spesso additato come fonte di malessere dei giovani. Spesso e volentieri i videogame sono stati utilizzati come arma di distrazione di massa per problemi sociali radicati e complessi di cui si parla in maniera superficiale in tutto il mondo solo quando avvengono episodi di violenza di massa.
Le stragi nelle scuole americane sono una triste realtà ricorrente, un fenomeno che spaventa e che preoccupa i genitori e gli stessi ragazzi e che è specchio di una società in cui le differenze sociali, la spinta alla competitività sin dai primi anni di vita e la triste abitudine ad affibbiare etichette crea un latente e forte disagio in tutti, ma specialmente nelle giovani menti.
Quando sin da bambini non si vedono prospettive, quando la differenza dalla massa – sì anche quella che oggi si pone a tutela delle minoranze -, il modo realmente unico di vedere il mondo e di percepire le necessità della vita vengono viste come un nemico da abbattere, ecco che i soggetti che si sottraggono al comune sentire vengono ghettizzati, si trovano con le spalle al muro e rispondo a questo isolamento con l’unico strumento che gli è rimasto: la violenza.
L’importanza di scegliere i videogiochi giusti in base all’età
Ma se è abbastanza ovvio che discriminazioni, ingiustizie e violenza non possano provenire dall’utilizzo di videogame, meno ovvio è l’impatto che questi prodotti possano avere sulla mente e sulla salute dei bambini e dei ragazzi ancora in via di formazione. Ci sono giochi adatti ai bambini, altri adatti agli adolescenti e altri ancora che dovrebbero essere esclusiva degli adulti.
Esattamente come le altre produzioni culturali, anche i videogame vanno scelti con consapevolezza, affrontati per gradi. Per tale motivo esistono le etichette che indicano il target di età di riferimento, dunque dovrebbe essere compito dei genitori impedire ai più giovani – i quali d’altronde non potrebbero acquistarli senza il loro ausilio – vigilare su questo aspetto.
Giocare ai videogiochi fa male? Cosa dice lo studio australiano
Veniamo adesso però alla questione che è emersa dallo studio australiano sul rapporto tra il tempo trascorso davanti ai videogame e la qualità della vita. In passato diversi studi hanno evidenziato come l’attività videoludica in sé non ha effetti negativi sul cervello e sulla salute delle persone, anzi ci sono tipologie di videogame che aiutano a tenere allenata la mente ritardandone il decadimento (i puzzle game sono utilissimi esercitare la capacità di problem solving), permettono di velocizzare l’elaborazione delle informazioni e allenano la memoria.
Effetti positivi si hanno anche sul fisico, visto che videogiocare aumenta la coordinazione occhio mano, permette di migliorare i riflessi e in alcuni casi – giochi in realtà virtuale o in realtà aumentata – spinge anche all’attività motoria. Dimostrato anche come videogiocare può essere un modo per allentare lo stress e veicolare il benessere mentale e può diventare uno strumento di apprendimento.
Ma allora cos’è che fa male secondo quanto riscontrato dai ricercatori australiani? Gli effetti negativi evidenziati dallo studio riguardano il rapporto stile di vita/tempo passato davanti ai videogame. Gli studiosi non si sono occupati di capire se passare molto tempo davanti ai videogame avesse effetti negativi sul cervello o sulle capacità relazionali, ma di capire come questo influisse sullo stile di vita.
Ciò che è emerso dallo studio è che più tempo si passa davanti ai videogiochi più aumenta la possibilità che ci si disinteressi di una dieta equilibrata, di un corretto esercizio fisico e possa peggiorare la qualità del sonno. Questi aspetti uniti portano ad un peggioramento dell’indice di massa corporea.
Di fatto le problematiche riscontrate non sono dissimili da quelle derivanti da uno stile di vita sedentario, sia esso dovuto a pigrizia, lavoro o semplice cattiva abitudine. Lo studio insomma non aggiunge nulla sull’impatto diretto del gaming sulla salute né confuta precedenti studi che hanno riscontrato effetti positivi del gaming sulle capacità mentali e motorie.
Ciò che viene sottolineato è che come ogni cosa, anche al gaming va dedicato il giusto lasso di tempo e non può diventare né l’attività principale né l’unica. Anche in questo caso educazione e consapevolezza sono strumenti sufficienti per evitare una deriva pericolosa per la salute.
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