Resident Evil Requiem conquista il resto del mondo ma non l’Italia: è un capolavoro o un passo falso?

L’ultimo capitolo della saga Resident Evil si è presentato al mondo con un Metacritic di 88, ma in Italia la media è addirittura sotto l’8, voti gonfiati all’estero o troppo critici nel Belpaese?

L’uscita di un videogioco molto atteso è preceduta sempre dalle votazioni della stampa specializzata, un’accoglienza critica che serve per presentare il prodotto al pubblico e che dovrebbe offrire una guida all’acquisto per tutti coloro i quali sono interessati al titolo in questione ma, giustamente, prima di spendere 80 euro cercano rassicurazioni sulla qualità e la validità dell’esperienza.

Il non detto più grande che si cela dietro questa prassi è che poi, in realtà, nessun giudizio, per quanto qualificato, potrà realmente rappresentare una garanzia che il prodotto finale sia di nostro gusto. Ciò nonostante le recensioni critiche dovrebbero rappresentare un quadro oggettivo di ciò che si ha di fronte e dunque palesare pregi e difetti (sì, anche i giochi più belli ne hanno) dell’opera.

Alla fine di una lettura che dovrebbe essere scevra di personalismi e manifestazioni della propria preferenza soggettiva, il lettore dovrebbe essere quantomeno consapevole di ciò che sta andando a comprare, motivo per cui il voto non rappresenta altro che una chiosa finale che poco aggiunge a quanto già descritto a parole.

Il problema nasce quando ci si vuole informare in modo più approfondito e si guardano più recensioni che riguardano il singolo prodotto. Ogni recensore ha i propri gusti e dà maggiore enfasi ad un aspetto e minore importanza ad un altro, il che si traduce visivamente in voti spesso troppo distanti tra loro.

Finisce così che una comparazione critica delle varie recensioni, specie se fatta senza approfondire tutto il testo, possa risultare fuorviante invece che chiarificatrice. Se questo si aggiunge il cinema delle riviste che si mettono in mostra mettendo voti altamente insufficienti solo per creare dibattito e cercare visibilità e quelle che assegnano 10 ad ogni gioco dietro il quale c’è un minimo di hype, parlando ogni mese del miglior gioco di sempre, finisce che informarsi diventa impossibile.

Perché Resident Evil Requiem ha ricevuto votazioni più basse in Italia?

C’è stato un periodo che Metacritic – aggregatore di recensioni mondiali – ha rappresentato uno strumento valido per farsi un’idea più ampia dei prodotti, poiché facendo una media tra le recensioni troppo entusiastiche e quelle troppo negative solitamente portava (non sempre) ad un giusto corrispettivo numerico del valore del gioco.

La fama crescente del portale ha poi portato ad un periodo in cui le testate leggevano la media per non discostarsene troppo, il che aveva portato ad un’uniformità di votazioni che rendeva di fatto inutile la presenza di un aggregatore per farsi un’idea.

Da qualche anno a questa parte, invece, la stampa italiana ha adottato un metro di valutazione più severo per quasi tutti i titoli. Basta andare a vedere le votazioni dei tutti i giochi più importanti degli ultimi anni per rendersi conto che le votazioni italiane sono in media un voto più basse della media internazionale.

Probabilmente questo è dovuto ad un tentativo di riacquistare credibilità agli occhi dell’utenza, ormai disillusa e convinta che la stampa italiana metta voti sulla spinta di accordi commerciali. Una convinzione che negli ultimi due anni ha portato a discussioni interminabili sui social e che ha fatto emergere il movimento dei content creator che per dissipare l’ombra del sospetto annunciano di rinunciare ai rapporti commerciali con le aziende che gli hanno permesso di diventare un punto di riferimento comunicativo per gli appassionati.

La questione conflitto d’interesse andrebbe approfondita e riguarderebbe tutti gli ambiti di cui si occupa la stampa critica. Si dimentica però che il giornalista in quanto appartenente ad un ordine professionale non può in nessun modo fare favoritismi – e questo è stato più volte chiarito anche dagli youtuber che hanno abbandonato i vantaggi dei rapporti commerciali – e farsi condizionare da rapporti personali. Promuovere un prodotto per interesse o vicinanza personale sarebbe una violazione dell’etica.

Inutile prendere parte per una o l’altra “fazione”, com’è sempre stato, per comprendere se una recensione è equilibrata basta ascoltarla o leggerla. Bisogna inoltre ricordare che il voto è espressione di una considerazione personale sulla base delle proprie conoscenze, delle proprie esperienze e dei propri gusti.

L’analisi di pregi e difetti, delle dinamiche di gameplay e dell’aspetto puramente tecnico sono (o dovrebbero essere) oggettivi. Resident Evil merita 8, 9 o 7,5? Non importa, ciò su cui bisognerebbe focalizzarsi è su ciò che offre di nuovo e su ciò che funziona o non funziona.

Votazioni a parte, tutte le recensioni nazionali e internazionali parlano di una doppia anima che funziona perfettamente fino alla metà del gioco, per poi lasciare spazio ad una seconda parte in cui questo equilibrio si perde in favore di un crescendo di azione e spettacolarità. Una scelta dello sviluppatore che può piacere o meno.

Per il resto si parla di un gioco graficamente eccellente, di una trama più profonda del solito, di dinamiche survival horror classiche che sono realizzate magistralmente e di una action più debole (come sempre nella saga). Insomma è il solito buon Resident Evil, perfetto per i fan di lungo corso, meno per chi cercava una svolta alla Silent Hill o per chi cerca un’action a tinte horror che si discosti totalmente dalla tradizione.

Insomma la soluzione cerchiobottista di accontentare un pubblico più vasto del solito ha funzionato solo in parte, ma questo non rende RE9 un brutto gioco, che sia da 7, 8 o 9 poi…dipende dai vostri gusti.


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