Resident Evil detiene un guinness world record che nessuno conosce e che poteva minarne il successo

Il primo Resident Evil è stato un successo commerciale, ma al di là delle meccaniche che lo hanno reso famoso c’è un altro dettaglio che lo contraddistingue e che gli ha permesso di guadagnare un Guinness World Record che non è esattamente lusinghiero.

Ci apprestiamo ad accogliere il nono capitolo della saga principale di Resident Evil, una delle più celebrate e amate serie videoludiche sul mercato. Si tratta di un brand talmente forte da aver permesso a Capcom di creare una lunga saga cinematografica, serie tv live action e anime, spin off, fumetti, merchandising di vario tipo.

Ancora oggi, a distanza di 30 anni dall’uscita del primo capitolo, la saga gode di un affetto incondizionato da parte di milioni di fan in tutto il mondo e rappresenta un punto di riferimento per chiunque voglia sviluppare un survival horror di successo (spesso vengono introdotte dinamiche innovative che fanno scuola a tutta l’Industry).

In particolare il nono capitolo della saga in uscita il prossimo 27 febbraio sembra poter essere un punto di svolta per l’intero brand. Capcom ha deciso di tornare alla terza persona dopo l’esperimento con RE VII e con RE VIII VILLAGE ed ha riproposto il doppio personaggio giocabile come in RE II, questa volta però con una dinamica più simile a quella di Alan Wake II, ossia con la possibilità di vivere l’avventura con due personaggi e due stili gioco diversi ma complementari.

Inoltre sembra che si tratterà del primo capitolo della saga in cui la narrazione sarà più intima, sfaccettata e profonda. Le atmosfere e l’incedere che accompagnano il percorso della giovane Grace sembrano più simili a quelli di un Silent Hill che non di un altro episodio di questa iconica saga sempre più votata all’horror splatter tipico delle produzioni anni ’80 che non a quelle più psicologiche dei maestri del genere.

Il Guinness World Record detenuto dal primo Resident Evil che (quasi) nessuno conosce

C’è grande attesa insomma per questa nuova iterazione del brand e pensare che 30 anni fa il primo capitolo è stata una scommessa e che nemmeno Capcom pensava che potesse ottenere un successo così grande. Il gioco è stato sviluppato con un budget risicato, le scene filmate sono state interpretate da attori improvvisati ed è stata messa ben poca attenzione.

A dire il vero nessuno dei capitoli finora usciti di Resident Evil è stato mai così curato nella parte narrativa. La trama è sempre stata leggera e in alcuni momenti anche trash, simile a quella di tantissimi film e serie tv sul genere horror usciti nel corso degli anni dove ad essere centrali erano più che altro l’atmosfera e il livello di ansia che i jump scare erano in grado di suscitare.

Non è un caso se tutte le trasposizioni cinematografiche e televisive del brand siano state trascurabili o considerate di livello non eccelso. Se è già complesso riportare sul grande schermo delle trame ben fatte mantenendo lo stesso livello di coinvolgimento dei videogame da cui sono tratte, figuriamoci se il materiale di partenza è scarno e poco ispirato.

Ma se è vero che la scrittura nei Resident Evil non è mai stata il core dell’esperienza, negli episodi successivi al primo si è cercato quantomeno di dare una maggiore coerenza agli eventi che si verificavano. La storia del primo capitolo è frammentaria e sconclusionata, tanto da aver ottenuto il Guinness World Record per la peggior sceneggiatura e i peggiori dialoghi mai creati in un videogame.

Un riconoscimento decisamente poco lusinghiero che diventa ancora più pesante se si pensa che nel 1996, anno in cui il gioco ha fatto il proprio debutto sul mercato, l’enfasi sulla sceneggiatura e la trama nei videogiochi era quantomeno marginale. Non sappiamo ancora se Requiem rappresenterà davvero il salto di qualità della saga a livello di sceneggiatura e trama, ma una cosa è certa: difficilmente riuscirà a scalzare il primo capitolo dal GWR ottenuto 30 anni fa.


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