Oggi Zelda è uno dei giochi più amati al mondo, un brand riconoscibile anche al di fuori del contesto videoludico e pensare che tutto è iniziato da una grotta.
Le avventure di Link nel mondo di Hyrule non sono forse conosciute come quelle dell’idraulico baffuto nel mondo dei funghi, ma l’importanza di Zelda nella diffusione di Nintendo in tutto il mondo è cruciale ben prima dell’uscita di quel Breath of the wild che ha condotto milioni di gamer a conoscere per la prima volta le avventure dell’eroico spadaccino elfico.
I giochi di Zelda sono sempre stati dei capolavori, basti pensare che ancora oggi ‘Ocarina of Time’ è considerato uno dei giochi più belli di tutti i tempi ed è sicuramente il gioco che ha ottenuto la votazione più alta della storia su Metacritic. Inoltre va sottolineato come gli sviluppatori abbiano sempre utilizzato il brand per concretizzare delle idee di gameplay innovative.
Ogni capitolo della saga presenta una struttura ludica completamente differente dall’altra (anche nel recente Tears of Kingdom l’esperienza di gioco è stata modificata in modo radicale) ed in alcuni casi cambiano anche prospettiva (2D, isometrica, 3D) e genere ludico (il recente Echoes of Wisdom è un puzzle platform).
Ciò che non cambia mai, invece, è la filosofia produttiva che c’è dietro la creazione di ogni capitolo. Il team di sviluppo originario voleva infatti che The Legend of Zelda veicolasse una sensazione di totale libertà ed un continuo senso di scoperta, obiettivo centrato in pieno sin dal primo capitolo del 1986 e che ancora oggi, 40 anni dopo, viene perseguito.
Com’è nata l’idea di The Legend of Zelda
La storia di Zelda inizia a metà degli anni ’80, quando Nintendo aveva intuito che era il momento di lanciare una console casalinga per offrire agli appassionati di videogame un’alternativa valida ai pomeriggi nelle sale giochi. Il Nes non era la prima console casalinga della storia, erano uscite le prime macchine da gaming casalinghe di discreto successo Magnavox Odyssey, Atari 2600 e Commodore 64, ma fu proprio la seconda ammiraglia Nintendo (la prima è stata la Nintendo Tv Color Games) a rendere il gaming casalingo di massa.
L’idea di estrarre Super Mario dal primo successo commerciale (Donkey Kong) era stata vincente ma Shigeru Miyamoto ed il suo team erano alla ricerca di un gioco che non fosse lineare come Mario e gli altri prodotti in quel periodo, cercavano un’idea per creare un titolo che permettesse ai giocatori di esplorare il mondo di gioco in totale libertà.
L’illuminazione venne a Miyamoto San quando ripensò alla sensazione di libertà e divertimento che provava da bambino nell’esplorare i dintorni della città. Tra i bambini della sua epoca era pratica comune uscire dai confini cittadini per perlustrare i boschi, i sentieri montani e le grotte.
Ricordandosi la sensazione di meraviglia che provò nel riuscire per la prima volta ad entrare in una grotta e nel trovare al suo interno dei frammenti di roccia poi portati a casa per collezione, lo storico art director volle tradurre in game quella sensazione, creando un mondo aperto, nel quale ogni grotta nascondeva un tesoro, ottenibile attraverso la risoluzione di un puzzle.
Il concetto di “Triforza” che è centrale nel gioco, nasce proprio dal ritrovamento di quei tre frammenti di roccia trovati all’interno della prima grotta esplorata da bambino da Miyamoto. Anche l’aspetto di Link – il cui nome è stato scelto per rappresentare il collegamento tra il mondo reale e quello di Hyrule – per rappresentare quel senso di meraviglia e scoperta tipica dell’infanzia: il vestito che indossa il protagonista è volutamente ispirato agli abiti di Peter Pan.
L’altro elemento fondante del successo del primo Zelda è stata l’innovazione tecnica – aspetto che viene curato ancora oggi, basti pensare all’utilizzo innovativo della fisica di gioco che viene fatto in Breath of the Wild – visto che quello è stato il primo gioco della storia a permettere i salvataggi.
Trattandosi di un gioco troppo grande per essere concluso in un’unica run, Nintendo decise di utilizzare per la prima volta i floppy disk, i quali però potevano essere letti solo con il Nintendo Famicom Nes Disk, una versione della prima console uscita nel 1986 (insieme a Zelda) ma commercializzata esclusivamente in Giappone.
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