Elden Ring, dimenticate il sequel: FromSoftware vuole esplorare mondi differenti dall’interregno

Elden Ring è stato il primo successo mainstream di FromSoftware, sia per le 25 milioni di copie vendute, sia per l’impatto che ha avuto sull’industria videoludica e sulle abitudini dei videogiocatori. Nonostante questo, sembra che lo sviluppatore nipponico attualmente non abbia intenzione di svilupparne un seguito.

Il successo di FromSoftware è una delle pagine recenti più belle dell’industria videoludica. Lo sviluppatore nipponico ha lavorato per decenni nell’ombra portando avanti un concept di gioco distante dalle logiche del settore e dai gusti del pubblico prima con la saga King’s Field (uscita su PS1 e PS2) e successivamente con titoli semisconosciuti come Eternal Ring e Lost Kingdom.

Nel frattempo si è fatta le ossa partecipando allo sviluppo di un’IP di grande diffusione come Tenchu – gioco storico della prima Playstation sviluppato insieme ad Aquire e non solo – ma anche sviluppando un’altra IP proprietaria che va avanti ancora oggi come Armored Core. Lo sparatutto con i Mecha è probabilmente il primo trionfo di critica e di pubblico sviluppato dal team nipponico, ma si tratta pur sempre di un genere di nicchia, popolare principalmente in Giappone e meno amato qui in occidente.

Lo dicono i numeri in maniera brutale, visto che Armored Core V – il primo uscito dopo il successo di Dark Souls – è stato fino al 2023 il capitolo più venduto della saga con “appena” 400mila copie. Record per la saga che è stato battuto da Armored Core VI, uscito proprio nel 2023, dopo il tripudio di vendite di Elden Ring e capace di piazzarne 3 milioni più per l’onda lunga dell’action RPG che per il reale interesse del pubblico videoludico.

La storia di questa talentuosa software house è cambiata nel 2010, quando Demon’s Souls è uscito anche in Europa (ben un anno dopo l’uscita in Giappone e negli USA) grazie alla popolarità raggiunta all’interno di una nicchia ben nutrita di hardcore gamer che ne apprezzavano il gameplay frustrante ma al tempo stesso appagante.

La popolarità a scoppio ritardato del gioco ha consentito a Fromsoftware di piazzare 1,7 milioni di copie su PS3. Numeri che lo hanno reso all’epoca il maggior risultato della compagnia e che hanno permesso al team di comprendere che quel concept di gioco maturato grazie agli action/rpg prodotti nei 15 anni precedenti era pronto per fare breccia sul mercato.

Lungi dall’avere un gameplay rifinito e tecnicamente impeccabile, Demon’s Souls è finito per diventare simbolo di una parte d’industria che si “ribellava” alle semplificazioni eccessive dei giochi moderni, applicate ai giochi mainstream allo scopo di abbracciare un pubblico il più ampio possibile.

Elden Ring è il punto di svolta per Fromsoftware, proprio per questo potrebbe rimanere unico

Fromsoftware ha compreso che il successo del gioco in esclusiva per PS3 era dovuto principalmente alla difficoltà sostenuta ed ha deciso di sfruttare questo aspetto sin dalla campagna marketing. Per pubblicizzare il primo Dark Souls e i successivi 2 capitoli della saga, infatti, non si parlava mai delle aggiunte al gameplay, della narrativa, della grafica o dell’art design (aspetti che poi sono stati rilevati successivamente dagli appassionati e dagli esperti del settore), ma di quanto fossero più difficili dei precedenti.

Questa narrazione pubblicitaria ha permesso alla saga e al suo sviluppatore di diventare portatori del vessillo di una concezione videoludica antitetica, di rivendicare l’importanza della difficoltà come strumento narrativo. Spesso Hidetaka Miyazaki ha detto che la difficoltà dei suoi giochi era funzionale a far percepire l’essenza del mondo di gioco e dunque a far godere all’utente l’esperienza ludica nella sua pienezza.

Per questa ragione si pensava che i giochi From non potessero mai diventare mainstream. Il videogiocatore medio infatti rifugge l’eccessiva difficoltà, non per forza per mancanza di capacità, ma anche per mancanza di tempo e forze mentali per affrontare un’esperienza ludica che richiede dedizione e perseveranza.

Elden Ring ha dimostrato invece che i giochi complessi possono diventare di massa (anche se la maggior parte di coloro che l’hanno comprato se ne sono pentiti amaramente) e le percentuali di completamento – almeno quelle rivelate da Steam – lo confermano, visto che circa il 40% degli acquirenti lo ha portato a termine (statistica che si avvicina alla media di completamento della maggior parte dei videogame). Si tratta del pieno compimento di una visione artistica, ma anche e soprattutto di una strategia aziendale.

La consacrazione commerciale – quella artistica era arrivata già con i Dark Souls diversi anni prima e quella critica nel 2019 con Sekiro – ha spinto From ad espandersi e cercare una via in aperto contrasto con quella che l’ha resa famosa. L’uscita di Elden Ring Nightreign è la dimostrazione che la via dell’autorialità a tutti i costi non fa più parte della filosofia aziendale e la prossima uscita di The Duskbloods lo conferma.

Se lo sviluppatore giapponese riuscirà ad ottenere numeri importanti dalla svolta multiplayer, probabilmente Elden Ring 2 rimarrà solo il sogno dei puristi e dei fan di lungo corso. Miyazaki d’altronde aveva preannunciato che dopo l’espansione Shadow Of The Elder Tree, ci sarebbe stata una lunga pausa e che c’erano altri progetti in canna che voleva portare avanti.

Il timore di tutti è che Elden Ring – nella sua forma pura – possa diventare il nuovo Bloodborne, ossia il gioco più desiderato dai fan, ma anche quello la cui aura è destinata a crescere più per la potenza dei ricordi di chi l’ha giocato che per l’arrivo di uno o più seguiti che possano espanderne i confini ad  arricchirne la leggenda.


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