Crimson Desert come l’araba fenice: dopo la patch il gioco è migliorato e così la percezione del pubblico

Al lancio Crimson Desert era oggettivamente un disastro tecnico, ma oggi, a distanza di poco tempo, il gioco appare finalmente stabile e solido, migliore sotto quasi tutti i punti di vista. Com’è possibile? Pearl Abyss ha fatto mea culpa nei confronti degli acquirenti e si è messa al lavoro per correggere le criticità ascoltando attentamente i feedback degli utenti.

Non è la prima volta che un gioco atteso da milioni di persone esce gravato da problematiche tecniche e concettuali che fanno infuriare chi aveva creduto nel progetto a scatola chiusa. I casi più noti del recente passato sono sicuramente Cyberpunk 2077 e No Man Sky, non solo perché si è trattato dei casi più clamorosi di aspettative disattese, ma anche perché si tratta dei due giochi che sono stati in grado di migliorarsi col tempo al punto da ribaltare il giudizio di critica e pubblico sulla loro qualità complessiva.

Ovviamente di casi simili se ne sono visti molti altri, come per esempio Stalker 2, gioco uscito per ragioni ben note ancora in uno stato di sviluppo non ottimale e ancora in fase di assestamento. La sensazione è che sempre più team di sviluppo facciano uscire i giochi quando ancora non sono pronti, segno di un’industria che spinge gli autori a concretizzare i progetti per massimizzare l’interesse di mercato, con la consapevolezza che la possibilità di correggere il tiro con patch progressive offre una sorta di redenzione al peccato originale.

La narrazione di simili risurrezioni dalla cenere è quella del “Figliuol prodigo” attendo alle richieste della community, la verità probabilmente è che i publisher sfruttino la cosa per vendere degli early access a prezzo pieno, disinteressati al fatto che questo possa comportare la crisi di un team di sviluppo e la fine di un gruppo creativo in grado di forgiare esperienze uniche.

Sì perché se c’è chi con tempo, passione, lavoro e resilienza riesce a riabilitarsi, c’è anche chi una volta finito nel tritacarne non riesce ad uscirne mai più. Penso ad esempio a 343 Industries e ad Halo Infinite, ma anche a Ready At Dawn e a The Order 1886 (gioco tecnicamente pulito, ma chiaramente privato al lancio di contenuti data la sua eccessiva brevità).

C’è poi il caso in cui a farne le spese sono partnership consolidate e brand iconici: se Konami non avesse affrettato l’uscita di MGS V Phantom Pain probabilmente oggi avremmo un capitolo più rifinito a livello di gameplay e trama e la possibilità di vederne altri di capitoli sotto la regia sapiente del suo creatore invece di doverci accontentare di remake.

Crimson Desert è cambiato radicalmente e ora le recensioni sono perlopiù positive

Il caso Crimson Desert s’inserisce nel calderone dei giochi usciti prima di una fase di testing accurata (quello che prima veniva chiamato beta testing) ma forse è dovuto anche all’inesperienza del team nella creazione di giochi single player oltre che all’esigenza di affrettare i tempi di rilascio.

Lo dimostra il fatto che Pearl Abyss non si è limitato a scusarsi per le problematiche e a promettere di risolvere il tutto, ma lo ha fatto nel giro di pochi giorni, aggiungendo alle correzioni previste dalla ormai immancabile patch del day one (quella utilizzata più per scoraggiare le operazioni di crack che non per impossibilità di rifinire il tutto al lancio) tutte quelle modifiche che gli acquirenti hanno richiesto dopo aver riscontrato problematiche nelle loro run.

L’impatto iniziale con Crimson Desert è stato straniante e complesso per tutti i videogiocatori. In pochi sono riusciti sulle prime ad apprezzare il titolo nonostante gli evidenti difetti e le problematiche tecniche, tanto che su Steam il titolo coreano aveva solo 51% di pareri positivi.

Ancora oggi l’action rpg non è perfetto, permangono problematiche e bug, ma la maggior parte delle criticità più “noiose” sono state risolte e adesso quantomeno la fruizione dei contenuti e del mondo di gioco è fluida e piacevole. Questa correzione in corsa è stata apprezzata anche dalla community Steam dove adesso la percentuale di pareri positivi è salita ad un ben più lusinghiero 74%.

Quanto accaduto dimostra ancora una volta che il giudizio al lancio su un gioco moderno può modificarsi o addirittura essere ribaltato nel corso del tempo. Questo comporta un doveroso cambio sia nel processo di valutazione dei singoli titoli che in quello di presa coscienza da parte dei giocatori, i quali adesso devono valutare più a lungo l’acquisto da farsi.

A tal proposito giunge d’obbligo una considerazione: ha senso acquistare i titoli al day one? Probabilmente e non solo per i possibili miglioramenti posteriori al lancio, l’acquisto a scatola chiusa è qualcosa che andrebbe evitato sia per evitare di incorrere in esperienze meno rifinite e appaganti, sia per scongiurare il rischio di bollare come “ciofeca” un gioco che dopo qualche settimana cambia radicalmente.


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