Burnout da videogiochi, una “sindrome” sempre più comune: come riconoscerla e superarla

Tante volte si sente dire che i videogame di oggi non sono più belli come un tempo e che è sempre più difficile trovare titoli di qualità, ma la verità è che spesso, quando la voglia di videogiocare passa del tutto è possibile che si stia affrontando un burnout e si debba semplicemente ritrovare il gusto e le energie per dedicarsi alla propria passione.

Sono passati diversi anni da quando ho preso tra le mani il mio primo pad ed ho cominciato ad esplorare il mondo dei videogame. Si è trattato di amore a prima vista, un vero e proprio colpo di fulmine che ha portato ad una lunga relazione fatta di alti e bassi. Sebbene i videogame facciano ancora parte della mia vita, il mio rapporto è radicalmente cambiato.

Non si è trattato di un cambiamento repentino, ma di una modifica graduale che ancora oggi è in corso d’opera. Anche da piccolo passavo da periodi di gioco intenso a periodi di stanca in cui mi andava di fare tutto fuorché videogiocare, all’epoca non mi domandavo nemmeno se fosse finita la mia passione per i videogame, trovavo semplicemente normale il voler fare altro.

D’altronde è logico che si voglia fare qualcosa che piace nel momento in cui nasce il desiderio e non forzarsi a farlo anche quando si ha voglia di fare altro, diventerebbe un “lavoro” e non più un piacere. Per la stessa ragione ho sempre alternato i generi videoludici, dedicandomi alle volte agli sportivi, altre ai corsistici e ancora agli action, ai platform, ai gdr, agli strategici, agli stealth e persino ai gestionali.

Una rotazione di generi che non era legata ad un programma, bensì alla voglia di trovarmi sempre di fronte a qualcosa di nuovo, qualcosa da imparare e da vivere con un senso di scoperta e desiderio. Crescendo poi è subentrata anche una fase differente, quella in cui al solo pensare di mettermi davanti ad un videogame provavo una sorta di fastidio.

Sulle prime ho pensato che si trattasse di un naturale allontanamento legato all’età e per qualche anno mi sono anche allontanato del tutto da questa passione. Solo quando mi ci sono riavvicinato ho compreso che non era stato un addio, ma un arrivederci e che dopo anni di distanza la mia voglia di videogiocare era tornata esattamente quella che avevo quando ero bambino.

Il burnout videoludico, come riconoscerlo e affrontarlo

Ribadisco un’altra volta che videogiocare non dev’essere un obbligo e che quando capita di non avere proprio voglia di prendere un pad in mano bisogna semplicemente accettarlo. Ci sono periodi in cui si gioca tanto, magari sull’onda dell’entusiasmo per uno o due giochi che ci hanno preso tanto, e una volta finito quel periodo è necessario prendersi una pausa.

Alle volte la sensazione di non voler più giocare a nulla è legato proprio all’intensità del gioco che si è appena finito. Di recente mi è capitato in due occasioni, dopo aver completato Baldur’s Gate III e dopo aver concluso Expedition 33. I due giochi a mio avviso più belli di questa generazione, o quantomeno gli unici che mi hanno fatto pensare “Difficilmente troverò qualcosa dello stesso livello, in grado di emozionarmi e incollarmi allo schermo”.

Il burnout, però, è qualcosa di ancora diverso. Capita quando ci si impegna tanto per completare uno videogame o quando si gioca a lungo a multiplayer competitivi che richiedono grande dispendio di energie fisiche e mentali. In questi casi giocare diventa quasi un’ossessione legata alla voglia di diventare bravi o di superare un’ostacolo che sulle prime sembra insormontabile.

Dopo settimane o mesi passati a impegnarsi a lungo su un titolo molto complicato, può succedere che la voglia di giocare diventi un peso e che prima ancora di accendere la console o il PC si provi stanchezza e anche una sorta di repulsione. Il motivo è semplice, si è troppo stanchi per giocare a quel genere di videogame.

La soluzione è semplice ed è la stessa che capita nelle altre situazioni di cui vi ho parlato, bisogna semplicemente allontanarsi da ciò che ci stanca: quando si sta vivendo un burnout da videogame, l’unica cosa da fare è smettere finché non ci si sente di nuovo in forze.

Far vincere il desiderio di continuare a giocare a quel titolo che ci frustra e stanca ha un impatto sulla salute fisica e mentale, peggiora l’umore, il rapporto con le altre persone e persino la nostra capacità di studiare e lavorare fino a portarci all’esaurimento nervoso. Per evitare che questa sensazione si ripeta e condizioni la vostra voglia di giocare portandovi ad una scissione totale da quello che era un passatempo piacevole, basta diventare consapevoli che bisogna applicare il metodo del giusto mezzo.

La prima cosa da fare è non farsi trascinare dall’entusiasmo e comprare compulsivamente giochi. Comprate solo ciò che vi interessa veramente e solo dopo che avete completato i giochi che avete già in casa. Esplorare quanti più generi possibili per variare l’esperienza di gioco e soprattutto giocate un quantitativo di ore non eccessivo (un massimo di 3-4 ore continuative e non per forza tutti i giorni), vedrete a quel punto che quando avrete tempo a disposizione la voglia tornerà a bussare ed il vostro amore per i videogame tornerà quello di sempre.


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