Un fps multiplayer che si adatta sia agli hardcore che ai casual gamers? Gli sviluppatori di ARC Raiders stanno provando a rendere il loro gioco adatto a tutte le fasce di pubblico attraverso l’inserimento di un parametro che valuta non solo l’abilità degli utenti, ma anche la loro propensione all’aggressività.
In questi anni sono stati tanti i giochi a diventare di moda per un periodo di tempo per poi vedere gli accessi scemare fino a costringere gli sviluppatori a chiudere i server. Il sogno – nato con l’exploit di WoW – di creare un videogame in grado di durare per sempre non si è del tutto realizzato, anche se ci sono casi di titoli in grado di durare a lungo come lo stesso WoW, Minecraft o Fortnite.
Ma per quale ragione la community alla lunga si stanza dei mondi di gioco che ha amato? Di certo c’è una componente di abitudine, visto che il gamer è un “animale” curioso e voglioso di mettersi alla prova con nuove avventure costantemente. L’assuefazione ad un universo ludico viene però mitigata attraverso aggiornamenti costanti e l’inserimento di nuove dinamiche, personaggi, skin, armi e mappe.
Se c’è un elemento che annoia rapidamente una larga parte della community è la tossicità dei partecipanti. Ci sono infatti giocatori che si divertono a rovinare le partite altrui, a mettere in atto veri e propri atti di “nonnismo” prendendo di mira i “newbie” (i giocatori con poca esperienza) per mantenere alto il livello di competitività delle partite e rendere il gioco “elitario”.
Questa tipologia di atteggiamento attrae sicuramente gli hardcore gamer, ma tiene a distanza i casual e anche coloro i quali – forti di esperienza pluriennale in single player – vorrebbero semplicemente capire se una tipologia di gioco di cui si parla tanto sia effettivamente adatta alle proprie abilità e ai propri gusti. Ovviamente questo elitismo va meno bene agli sviluppatori, i quali puntano chiaramente ad allargare il più possibile la base installata per ragioni economiche.
Al fine di evitare simili atteggiamenti scoraggianti, gli sviluppatori cercano di tarare il matchmaking sull’esperienza dei giocatori, un limite che viene aggirato dai gamer tossici con la creazione di nuovi profili a basso livello. Come fare allora ad evitare che i veterani agiscano da limite all’espansione di un gioco?
ARC Raiders sarà il primo extraction shooter adatto a tutti?
La particolarità di ARC Raiders al debutto è stata proprio quella della creazione autonoma di una community non aggressiva – cosa che sulle prime ha fatto bollare il gioco come “casual” dai gamer tossici – aspetto che ha spinto tantissimi giocatori che non avevano provato mai un extraction shooter in vita loro (spaventati da quel Tarkov che ha reso il genere famoso in tutto il mondo).
I video dei giocatori che si salutano e chiedono collaborazione invece che spararsi a vista hanno fatto il giro del web e fatto pubblicità al gioco che, ancora oggi è in cima alla classifica di Steam per utenti connessi (il 91% di quelli che erano presenti al picco di giocatori registrato al 16 novembre era ancora collegato lo scorso 29 dicembre), raccoglie ogni giorno nuovi giocatori disposti a vivere questa esperienza.
La ragione di questa continuità è proprio da riscontrare nel differente comportamento della community rispetto a quelle degli altri multiplayer competitivi. Lo sa bene Embark Studios che proprio di recente ha cercato di preservare questo aspetto distintivo inserendo il parametro dell’aggressività nel matchmaking.
Visto il successo del gioco, sempre più giocatori si sono fatti trascinare al suo interno e tra questi c’è un numero sempre maggiore di utenti che preferisce uno stile di gioco più aggressivo e simile a quello degli altri esponenti del genere, dove il nemico più pericoloso per il completamento di una missione sono proprio gli altri player.
Il team di sviluppo non vuole scoraggiare questi utenti, ma al contempo spera di poter convincere quelli che hanno amato il gioco sulle prime per l’ambiente più “amichevole” a rimanere, permettendo loro di giocare partite in cui è più facile trovare altri player che vogliono collaborare.
A spiegarlo è stato Patrick Söderlund, CEO di Embark Studios, in una recente intervista concessa a Game Beat: “Ovviamente, prima di tutto [il matchmaking] si basa sull’abilità…da circa una settimana abbiamo introdotto un sistema in cui questo tiene conto anche della propensione al PvP o al PvE. Quindi, se la tua preferenza è il PvE e hai meno conflitti con gli altri giocatori…sarai abbinato più spesso a utenti simili, anche se non si tratta di una scienza esatta”.
Qualora l’esperimento dovesse funzionare bene, ARC Raiders potrebbe tramutarsi nel primo fps multiplayer competitivo in cui tutti si sentono a casa e possono giocare nel modo che preferiscono. Magari spingerebbe a creare due account diversi – uno per il gioco chill e l’altro per quello competitivo – consentendo a tutti di avere due esperienze completamente differenti.
Che sia questa la ricetta per la longevità di un gioco multiplayer? Avere un livello d’accesso adatto a tutti che consenta di familiare con le dinamiche di gioco per poi decidere autonomamente di passare alla parte hardcore dell’esperienza potrebbe consentire un ricambio continuo di giocatori.
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