Virtua Striker, la killer app che per anni ha tenuto gli appassionati di calcio virtuale nelle sale giochi

Per quasi un decennio insuperabile per impatto grafico e immediatezza di gioco, Virtua Striker è stato a lungo una delle esclusive più importanti delle sale giochi di tutto il mondo, diventando per tutti i ragazzi degli anni ’90 un must da giocare in singolo o in multiplayer (sebbene locale) con amici ed estranei.

Il boom delle sale giochi è stato tra gli anni ’70 e ’80, ma anche nel decennio conclusivo del XX secolo rappresentavano un punto di aggregazione importante per milioni di giovani in tutto il mondo. La società analogica che ci siamo lasciati alle spalle dava un peso decisamente più grande alle occasioni sociali e questi centri di aggregazione permettevano ai bambini e ai ragazzi di passare i pomeriggi e le serate con i coetanei in un contesto adatto alla loro età.

Il successo di questi hub per giovani appassionati di videogame non era esclusivamente legato alla possibilità di socializzare, ma anche alla possibilità che i cabinati offrivano di poter giocare videogame dotati di una grafica di parecchio superiore a quella in grado di generare una console casalinga o un PC da gaming.

Inoltre sia le console che i PC (soprattutto questi) avevano costi molto elevati ed anche nel caso in cui si riuscisse a convincere i genitori – decisamente meno propensi di quelli odierni a spendere del denaro per i videogame – ad acquistare una macchina da gaming, il problema era che per acquistare un singolo titolo potevano volerci dalle 150 alle 180 mila lire.

In un simile contesto sociale ed economico, le sale giochi rappresentavano un compromesso a basso costo per poter coltivare la propria passione. Infine c’erano dei giochi le cui caratteristiche tecniche erano talmente elevate da non poter girare sulle macchine casalinghe dell’epoca e che dunque fungevano da richiamo per chi voleva provarli.

Chiaramente i titoli più ambiti in questo contesto erano i giochi competitivi, dai picchiaduro, ai simulatori di guida, dai giochi di danza a quelli di sport. In Italia, neanche a dirlo, il gioco più amato e giocato era indubbiamente Virtua Striker, gioco arcade di calcio sviluppato da SEGA che è rimasto esclusiva delle sale giochi fino al debutto del Dreamcast.

Virtua Striker, il kolossal del calcio arcade anni ’90 che è stato dimenticato

Il primo aspetto che attraeva i giovani di Virtua Striker era la sua grafica 3D. Quando il primo capitolo della saga sportiva di Sega ha fatto il suo debutto nel ’94 il 3D era solo una tecnologia pionieristica e necessitava di hardware super performanti per girare in maniera fluida.

Il primo videogame di calcio in tre dimensioni a debuttare su PC e Console è stato FIFA ’96 (uscito un anno dopo Virtua Striker), ma il paragone grafico tra i due giochi era talmente svilente che nessuno avrebbe optato per il gioco EA se avesse avuto a casa un cabinato con cui giocare.

Sebbene la grafica 3D fosse ancora piuttosto grezza, si notava il tentativo di replicare le fattezze dei calciatori reali (sebbene non vi fossero i loro nomi). Nell’Italia era facile infatti riconoscere Roberto Baggio o Baresi, nell’Argentina Batistuta e Maradona e così per tutti i giocatori più rappresentativi delle varie nazionali.

Sebbene il gameplay di Virtua Striker fosse legnoso e decisamente meno profondo delle controparti casalinghe, l’immediatezza con la quale s’imparava a giocare e la sensazione tutta estetica di trovarsi di fronte ad una partita di calcio verosimile era impagabile. Inoltre la sua presenza nelle sale giochi permetteva di sfidare gli amici e fare nuove conoscenze sfidando persone mai viste prima.

Il gioco ci permetteva di giocare nei panni di una delle nazionali più forti del mondo nella fase finale eliminatoria di un mondiale. Una volta battuti gli avversari agli ottavi, ai quarti, in semifinale e in finale c’era anche la possibilità di giocare una partita bonus nel caso in cui il risultato fosse stato raggiunto spendendo un solo gettone.

La super sfida finale prevedeva un match contro F.C. Sega, all’interno della quale c’erano i programmatori del gioco. Lo schema di gioco era abbastanza semplice, lo stick serviva per muovere i calciatori in campo e provare a dribblare o contrastare gli avversari. I tre pulsanti servivano in attacco per fare passaggi (rasoterra o alti), cross e tiri, mentre in difesa per tackle, scivolata o allontanare il pallone di testa.

Se un incontro finiva in pareggio al termine dei tempi regolamentari la sfida si decideva ai supplementari con golden goal o ai rigori in assenza di reti da entrambe le parti. Solo con l’arrivo di PS2, Xbox e Dreamcast l’epopea di questo pezzo di storia videoludica si è definitivamente concluso.

Ancora oggi, però, se in qualche lungomare o in un multisala o in un centro commerciale vi doveste trovare di fronte all’ultima versione di Virtua Striker, il consiglio è quello di dargli una chance, anche solo per comprende per quale ragione un tempo aveva stregato praticamente tutti.


Clicca qui per seguire eSports247.it su Google News

Leave a Comment