Il successo di Fromsoftware inizia nel 2009, quando pubblica per PS3 Demon’s Souls, poi tramutatosi in Dark Souls per poter diventare un’IP multipiattaforma, da quel momento l’ascesa del team di sviluppo nipponico è stata inarrestabile ed ha portato a due Goty nonché al blockbuster Elden Ring, ma quanti di voi sapevano che il capostipite della formula ludica più amata del momento è uscito in realtà nel 1994?
La storia aziendale di Fromsoftware affonda le radici negli anni ’80, periodo in cui l’azienda è stata fondata per la creazione di software da utilizzare sui PC. All’epoca lo sviluppo dei videogame era solo un hobby di alcuni dei componenti del team, i quali lavoravano a questi side project nei ritagli di tempo libero.
Nessuno all’epoca poteva immaginare che lo sviluppo di videogame sarebbe diventato il core business dell’azienda e di certo non si sarebbe immaginato che oltre 30 anni dopo la fondazione dell’azienda questo l’avrebbe portata a divenire uno dei team di sviluppo più importanti e amati al mondo.
La maggior parte degli appassionati di videogame hanno conosciuto Fromsoftware solo quando nel 2011 è uscito il primo capitolo della saga Dark Souls, alcuni di essi avevano probabilmente giocato ad Armored Core e persino a Tenchu senza però avere idea che dietro la creazione di quelle storiche IP ci fosse il talentuoso team di sviluppo giapponese.
Il motivo di questa “ignoranza” storica è semplice: tra gli anni ’90 e l’inizio dei 2000 si dava scarsa attenzione e rilievo ai team di sviluppo, facendo emergere esclusivamente il nome dei publisher, ad esempio erano noti Activision, Blizzard, Sony, Nintendo, Sega, Squaresoft, Capcom, Konami, Ubisoft o Infogrames, ma nessuno aveva idea di quali fossero i team che avevano lavorato ai giochi che avevano contribuito alla loro notorietà ad eccezione degli addetti.
Rari erano i casi in cui emergevano singole figure, come ad esempio nel caso di Hideo Kojima, art director della serie Metal Gear, Fumito Ueda, creatore di Ico e Shadow of the Colossus, oppure Peter Molineaux, creatore di Fable (attualmente in hype per la recente presentazione del capitolo reboot) ma anche di Black and White e ancora prima di Theme Park.
Il capostipite dei soul uscito per la prima Playstation
Gli amanti dei souls (ormai milioni in tutto il mondo) sanno benissimo che il primo capitolo di questa saga era un’esclusiva Playstation – Demon’s Souls – che uscì in sordina in occidente poiché i vertici dell’azienda nipponica credevano poco nella sua commerciabilità. Il gioco era complesso, privo di una trama ben delineata e distante anni luce da ciò a cui giocavano i giocatori occidentali.
In teoria l’uscita sarebbe dovuta passare sotto silenzio, ma ben presto una nicchia di appassionati ha cominciato a diffonderne l’esistenza, magnificandone la struttura ludica differente dagli altri giochi in commercio ed elevandolo a vero e proprio cult della libreria PS3. Il passaparola sul web ha permesso a Demon’s Souls di uscire dall’oblio ed ha convinto From della possibilità di rendere quel brand un successo planetario.
Il resto come si dice è storia, ma non molti sanno che in realtà quel concept di gioco così peculiare era stato concepito da From addirittura all’inizio degli anni ’90, in un titolo uscito sempre su Playstation – si trattò addirittura di uno dei giochi di lancio della prima console Sony in Giappone – ma che in occidente solo in pochissimi hanno giocato (mancava addirittura una versione adattata al mercato europeo) e ancora meno hanno apprezzato: King’s Field.
Chiaramente si trattava di una versione decisamente acerba dei giochi che abbiamo imparato ad apprezzare negli ultimi 10-15 anni, non solo perché si trattava del primo titolo From e dunque c’erano diverse incertezze produttive, ma anche perché la tecnologia di quegli anni non permetteva di sviluppare in maniera compiuta la visione creativa.
La prima cosa che si nota avviando King’s Field è che si tratta di action rpg in prima persona e non in terza persona – ricreare animazioni in 3D convincenti nel ’94 era una sfida che nessuno vinse e richiedeva molto tempo, finanziamenti e un team di sviluppo grande – ma se si va avanti nell’avventura ci si rende conto che erano già presenti tutti quegli elementi che sono diventati distintivi della serie Souls.
Si parte dalla narrazione, il protagonista si muove all’interno di un mondo che è caduto nell’oblio a causa del risveglio di poteri occulti ed il suo compito è sconfiggere colui che ha ridestato il male per riportare tutto alla normalità (vi suona familiare?). Non esistono cut scene narrative, ma la trama del mondo di gioco la si può desumere dai dialoghi con gli NPC e dalla descrizione degli oggetti recuperati nel mondo di gioco (anche qui dovrebbe scattare qualche campanello).
Il gameplay è principalmente legato all’utilizzo di un’arma bianca, ogni attacco porta allo svuotamento della barra “Power” che si ricarica più o meno velocemente in base all’arma impugnata (la stamina), ma è possibile utilizzare anche attacchi magici che hanno anch’essi una barra con un coutdown e consumano MP.
Durante la progressione bisogna uccidere nemici per guadagnare punti esperienza e moneta di gioco. I punti esperienza servono ad aumentare le statistiche, mentre le monete ad acquistare equipaggiamento per avere maggiore protezione ed un potere d’attacco superiore.
All’interno dei 5 livelli ci sono dei punti salvataggio – delle croci – che fungono da checkpoint ma che non preservano gli oggetti consumati o acquisiti. L’unico modo per preservare gli oggetti ottenuti è sbloccare una fontana recuperando una coppa d’oro da installare sulla sua sommità.
L’altro elemento fondante di King’s Field è l’esplorazione, all’interno dei dungeon ci sono muri invisibili che nascondono stanze segrete in cui è possibile trovare armamenti speciali – tra cui la ben nota moonlight sword che gli amanti dei souls ben conoscono – ma anche scorciatoie per raggiungere determinati punti della mappa (gli shortcut).
Se non foste ancora convinti che King’s Field è effettivamente il primo souls della storia, sappiate che il gameplay richiede strategia e pazienza, i nemici vengono attivati dal passaggio, alcuni si nascondo dietro incavi nei muri, non è mai consigliabile combattere con più di un nemico alla volta e per il superamento delle boss fight è necessario livellare, nonché consigliabile ottenere equipaggiamento specifico per renderle meno ostiche.
Ci sono voluti più di 25 anni prima che il concept di King’s Field esprimesse tutto il proprio potenziale ed altri ancora prima che diventasse un punto di riferimento ed un genere a sé stante, merito di Fromsoftware è stato quello di non farsi condizionare dall’andamento commerciale dei primi esperimenti, continuando per la propria strada con la convinzione che quella tipologia di gameplay fosse valida. Col senno di poi nessuno può dare loro torto, ma in quanti ci avrebbero scommesso?
Clicca qui per seguire eSports247.it su Google News