La storia del videogame è piena di titoli in grado di mettere in difficoltà anche i videogiocatori più esperti , ma qual è il gioco più difficile di sempre? La verità è che è impossibile eleggerne solo uno e adesso vi spiegheremo il motivo.
Ci sono argomenti che diventano evergreen in ogni settore. Nello sport ad esempio il dibattito più comune e in grado di rinnovarsi nel tempo è quello che riguarda il più forte di tutti i tempi. Nel calcio la querelle sul Goat ha visto protagonisti prima Di Stefano e Pelè, poi lo stesso fuoriclasse brasiliano e Maradona e ora ha visto aggiungersi anche Leo Messi, in un confronto a tre che vede vincitore uno di loro in base a preferenze soggettive.
La difficoltà di un singolo videogioco è più o meno la stessa cosa. Di videogame difficili ne sono sempre esistiti ed anzi è probabile che nell’epoca “Classica” di questo medium la difficoltà media dei giochi fosse addirittura superiore a quella attuale. Le ragioni sono molteplici, da un lato mancavano i salvataggi e dunque bisognava concludere un gioco in una singola run, dall’altro chi sviluppava lo faceva allo scopo di offrire una sfida da superare.
Oggi la situazione è decisamente più eterogenea. Esistono chiaramente i videogame pensati come una sfida, ma ci sono anche quelli il cui intento ludico è semplicemente intrattenere con un gameplay divertente o una storia ben raccontata. Inoltre la difficoltà è un qualcosa di sfumato e soggettivo.
Qual è il videogioco più difficile della storia?
Quando si tratta questo argomento si tende a privilegiare i giochi action, mettendo da parte i gestionali, i simulatori, gli strategici e i puzzle solving. In questo modo però si nega che possa esserci una difficoltà differente dal mero apprendimento dei pattern nemici e dei tempi di attacco.
Tra i giochi più difficili in assoluto della storia c’è ad esempio The Witness, gioco in cui non bisogna avere riflessi fulminei o imparare le combinazioni di tasti, bensì bisogna mettere in moto il cervello per trovare la soluzione a centinaia di enigmi di difficoltà crescente. Tra i giochi più complessi da padroneggiare c’è Assetto Corsa, simulatore di guida in cui è necessario apprendere non solo il punto di staccata di ogni curva, ma le caratteristiche di ogni veicolo per avere una chance di portare a termine una gara (così come in dirt rally).
Complesso in modo frustrante è anche Super Meat Boy, platform 2D in cui bisogna apprendere con precisione ogni angolo di un livello per avere la chance di andare avanti. E ancora complessi per struttura ludica sono anche i metroidvania, su tutti quell’ Hollow Knight che di recente ha fatto gridare di frustrazione milioni di gamer.
A questo discorso vanno aggiunti anche i multiplayer competitivi, dove la difficoltà non è data solo dalla struttura ludica o dall’IA nemica, ma anche e soprattutto dall’intelligenza e dalle capacità degli altri player. All’interno di questo macrogenere, si è distinto per difficoltà in questi anni Escape From Tarkov, capostipite degli estraction shooter in cui i danni subiti sono realistici ed in cui basta un singolo colpo per mandare all’aria tutta la run.
Poi ci sono quei titoli che sono sulla bocca di tutti, come Elden Ring, Dark Souls, Sekiro, tutti appartenenti ad un sottogenere in cui la morte è intesa come strumento istruttivo, un modo per spingere il giocatore a dare fondo alla sua ostinazione e alla sua resilienza per comprendere in che modo poter crescere di abilità per andare avanti.
Ci sono anche i roguelike, ossia videogame che mantengono la caratteristica originale richiedendo ai giocatori di portare a termine la campagna tutta d’un fiato. Uno dei videogame più difficili usciti negli ultimi anni è Ghostrunner, action/slasher che richiede la perfezione assoluta poiché basta un singolo proiettile o colpo di lama inferto dai nemici per dover ricominciare tutto dall’inizio.
Di esempi ne potremmo fare ancora, ma ci limitiamo a citare giochi passati alla storia come incubi come ad esempio Ghost’n Goblins, Contra, Battletoads, giochi in cui la difficoltà era data dal numero esondante di nemici. Impossibile, dunque eleggere un singolo esponente come re della difficoltà.
Non solo perché questa è legata alla predisposizione e all’abilità del singolo giocatore – c’è chi ha riflessi eccezionali e trova fps multiplayer e picchiaduro semplici, ad esempio – ma anche perché si lega ad un fattore esperienziale: se il giocatore è abituato a giocare ai soulslike li troverà meno complessi rispetto ad un simulatore di guida o ad uno strategico (in tempo reale o meno) o ancora ad uno stealth game dov’è fondamentale saper attendere il momento giusto per avere la meglio.
In seguito a questa considerazione è possibile dire che non è possibile dare una risposta univoca, tuttavia possiamo identificare la difficoltà nel quantitativo di tentativi necessari a padroneggiare una data dinamica di gioco e interiorizzarla in modo tale da avere chance di portare a termine un gioco.
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