Reanimal, un viaggio oscuro e irto di pericoli alla ricerca di un nuovo posto da chiamare casa

La nuova IP di Tarsier Studios è il vero erede di Little Nightmares, un’evoluzione del concept di gioco che ha reso grande la prima opera del team.

Il genere horror è nato come una nicchia ed è stato per anni considerato trash, ma con il passare del tempo ha guadagnato sempre maggiore considerazione e pubblico, meritando persino una rivalutazione. Il perché le persone amino vivere esperienze spaventose è tuttora materia di dibattito tra gli psicologi, ma una delle ragioni probabilmente è che questi prodotti portano a galla e danno forma ai timori con cui ognuno di noi è costretto a convivere.

Pensate a come i ricordi di una persona amata e purtroppo venuta a mancare possano tramutarsi in una presenza costante e ingombrante e come questa presenza possa essere incanalata nella figura di un fantasma che infesta una casa. Il ciclo della vita è ineluttabile, ma questo non significa che chi questo ciclo lo subisce debba necessariamente accettarlo. Si potrebbe dire che i fantasmi siano il contraltare della vita oltre la morte, un modo angosciante di tenere in vita chi purtroppo è sparito dalla nostra esistenza.

Gli horror sono incarnazione di tutte queste paure, di questi pensieri negativi, di queste manifestazioni opprimenti con cui ciascuno prima o poi dovrà avere a che fare, le rendono in un certo senso tangibili, danno loro una forma precisa e ci permettono di osservare o nel caso dei videogiochi di mettere in atto un modo per sconfiggerle e andare avanti, un modo per sopravvivere ad esse e trovare la forza di mettersele alle spalle.

Questa funzione di catarsi si adatta in maniera perfetta al videogame. Nella storia di questo medium sono state innumerevoli le opere che hanno arricchito il genere horror, ce ne sono di puramente action e ispirate ai B Movie degli anni ’80 -’90 come Resident Evil, ce ne sono altre più intime e psicologiche come Silent Hill, ma  quelle che rendono maggiormente l’idea di trovarsi in un contesto orrorifico opprimente sono i platform 2.5 cinematografici che sono emersi nell’ultimo periodo.

Da Limbo a Little Nightmares, come gli indie hanno rivoluzionato i giochi horror

Dopo l’epoca d’oro dei survival horror tra la fine degli anni ’90 e l’inizio dei 2000, questo genere videoludico ha subito una battuta d’arresto. Il successo ottenuto dalle saghe di Resident Evil e Silent Hill aveva infatti generato un filone produttivo enorme che aveva condotto all’uscita di titoli degni di nota come Clock Tower, Dino Crisis, Parasite Eve, Fatal Frame e Forbidden Siren (solo per citare i più noti), ma anche una quantità infinita di immondizia videoludica.

Ben presto il mercato era saturo di produzioni più o meno simili e il pubblico si era stancato della formula. I capostipiti del genere (sebbene in realtà il primo horror 3D di successo sia stato Alone in the Dark) hanno virato su un’evoluzione maggiormente action, dei giochi che permettessero ai gamer di avere maggior controllo della situazione, maggiore dinamicità ma che al contempo la barattavano con un’atmosfera meno intensa e opprimente perdendo il fascino originale.

Ecco dunque che tra gli anni ’10 e gli anni ’20 di questo millennio agli albori le produzioni survival horror sono diventate una rarità. Le uniche degne di nota sono state The Evil Within, la serie Dead Space e volendo anche The last of us, anche se quest’ultimo abbracciava un filone diverso, più contemporaneo delle storie horror, in cui al centro della narrazione non c’erano le mostruosità, ma l’umanità in un mondo abitato da queste.

All’interno di questo vuoto si sono fatte spazio delle produzioni minori, degli indie che ricreavano l’atmosfera orrorifica degli inizi in un contesto 2.5D e un gameplay steath/platform. Il primo ad avere successo è stato Limbo, gioco completamente in bianco e nero in cui il protagonista era un bambino in fuga da atrocità pronte a farne un sol boccone.

La cura nella creazione di ambientazioni inquietanti unita alle capacità limitate del personaggi controllato riuscivano a instillare nel giocatore un senso di angoscia ad ogni livello, un timore quasi subliminale che arrivava a livello conscio via via che si andava avanti nell’avventura fino a giungere ad un climax di tensione finale come nei film e nei romanzi horror di migliore qualità.

La formula ludica era semplice ma perfetta, tanto che Limbo è diventato la base per un sottogenere che ha portato negli anni a capolavori come Inside, Darq, Deadlight e ovviamente Little Nightmares.

Reanimal è la perfetta evoluzione di Little Nightmares

I creatori di Limbo, si sono separati dopo il successo di Inside e hanno dato vita separatamente ad opere simili ma meno affascinanti come Somerville, oppure a giochi completamente differenti come l’eccellente Cocoon, in cui la componente puzzle/platform è ispirata ma dove non si trova l’atmosfera horror.

Anche Tarsier Studios si è allontanata dalla sua creatura originale, lasciando lo sviluppo di Little Nightmares III ad un altro team. Il risultato è stato un gioco che riprendeva in tutto e per tutto le dinamiche che hanno reso grandi i primi due capitoli ma che mancava di quella tensione e di quell’equilibrio che sono fondamentali per un’esperienza coinvolgente.

Per fortuna i fan del team di sviluppo non devono attendere molto prima di poter mettere le mani su un loro nuovo gioco. Reanimal, nuova IP di Tarsier, è atteso per il prossimo 13 febbraio su tutte le piattaforme e promette di essere un’avventura profonda e coinvolgente.

La storia ci mette nei panni di due bambini – un fratello e una sorella – che si trovano a dover scappare da un’isola che fino a poco tempo prima chiamavano casa e che adesso è invasa da atrocità di ogni tipo. Durante la pericolosa fuga, i due fratelli dovranno aiutarsi a vicenda e cercare di mettere in salvo quanti più bambini possibile.

Dal punto di vista ludico l’unica novità riguarda la co-op. Esattamente come in It Takes Two e Splitfiction, però, basterà una sola copia del gioco per giocare con un amico al quale condividere il friend pass. Sebbene sia stato progettato per essere giocato in due giocatori, tuttavia il titolo di Tarsier Studios potrà essere affrontato in single player.

Qualora non siate sicuri del risultato potete provare la demo che è stata recentemente rilasciata da THQ Nordic per tutte le piattaforme. Si tratta di uno spezzone da 30 minuti abbondanti, sufficiente per dare un’idea di quale sia la qualità del gioco e di far capire se è adatto alle vostre corde.


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