Giochi indie sempre più alla ribalta, ma cosa vuol dire? Quali caratteristiche deve avere un videogame per essere indipendente

Da qualche anno a questa parte il mercato indie è in grande fermento e sta ottenendo riconoscimenti sia dalla critica che dal pubblico, che guarda sempre con maggiore interesse a queste produzioni che in molti casi è impossibile considerare più di nicchia. Scopriamo cosa rende un videogame indie e perché in questo momento sono quelli di maggior successo.

L’anno appena concluso è stato una celebrazione del mercato indipendente, non solo perché il Goty è stato vinto da un gioco prodotto senza l’ausilio di finanziamenti delle big del settore, ma anche e soprattutto perché tutte le produzioni indie del 2025 di maggior successo hanno oscurato i titoli tripla A di maggior pregio.

Quanto accaduto dimostra come il videogiocatore mainstream ha compreso il valore delle produzioni indipendenti, apprezzandone l’intento creativo, l’originalità e la voglia di distinguersi dalla massa. Al contempo risulta altrettanto evidente come il voler ottimizzare i risultati producendo giochi che contengono dinamiche consolidate è sì un investimento sicuro, ma comincia a risultare indigesto a chi gioca ormai da decenni.

Il 2025 è stato solo il culmine di una tendenza che era evidente già da qualche anno. Giochi come Hollow Knight, Cuphead, Disco Elysium e Hades avevano già dimostrato la potenzialità dei prodotti a basso budget e l’interesse del pubblico verso esperienze non standardizzate, in cui ad emergere era più la visione creativa del team che la grafica iper realistica o la mole di contenuti.

Fino alla settima generazione le big del settore alternavano grandi blockbuster a produzioni più sperimentali, ma i risultati meno eccelsi – in termini di mero guadagno economico – hanno spinto verso investimenti “Sicuri”, ossia produzioni che sfruttano trend di successo per abbracciare il target di pubblico più grande possibile.

Quando i giochi in questione sono di qualità superba, come nei casi di The Witcher, The Last of us o Elden Ring, la formula funziona ancora, ma basta scendere un gradino sotto l’eccellenza per rendere questi prodotti sicuri come un semplice more of the same che il pubblico castiga più del dovuto (esattamente ciò che sta capitando con i giochi Ubisoft).

Una nona generazione priva di grandi squilli ha fatto crescere il mercato indie

Questa maggiore attenzione al mercato indipendente non è solamente legata alla scarsità di sperimentazione dei principali attori del mercato. La nona generazione è partita a rilento a causa della pandemia e successivamente l’aumento dei costi di produzione ha rallentato ulteriormente il rilascio di nuove IP.

Creare un gioco tripla A (ad altissimo budget) richiede tempo e risorse umane, fa lievitare i costi di produzione ed è diventato sempre più complesso fare breccia nel mercato e ottenere un ritorno economico che ne giustifichi l’uscita. Ormai il pubblico premia solo i giochi eccellenti o quelli originali, dunque il rischio che un progetto ad alto budget diventi un fallimento è sempre più alto.

Tutti questi fattori hanno fatto sì che le uscite di blockbuster fossero minori rispetto al passato e che molte di queste venissero percepite come deludenti. Nel frattempo l’evoluzione tecnologica e l’aumento dei mercati digitali (un tempo c’era solo Steam, adesso ci sono PS Store, Microsoft Store, Epic Games, GoG) ha permesso ai team più piccoli o a singoli sviluppatori di produrre progetti a basso costo e di buona qualità.

I quattro-cinque indie che emergono ogni anno e diventano dei cult sono solo l’apice di un mercato infinito che ogni anno vede l’approdo di decine se non centinaia di giochi che probabilmente molti non hanno sentito nemmeno nominare. Inoltre, se all’inizio gli indipendenti erano solo giovani sviluppatori con un’idea, adesso tra gli sviluppatori indipendenti ci sono anche team strutturati (sebbene piccoli) formati da persone con esperienza decennale nel settore.

Ci sono anche casi in cui questi progetti indipendenti ricevono finanziamenti sostanziosi – questo è ad esempio il caso di Expedition 33 -, che rimangono magari esterni al settore e non provengono certo dai publisher principali, ma che offrono a questi team la possibilità di confezionare giochi che non sono più frutto del sudore di 3 persone all’interno di uno scantinato umido e angusto.

Dove nasce il concetto di gioco indie e cos’è

Per gioco indipendente s’intende un videogame sviluppato da una persona o un team di persone senza l’ausilio di finanziamenti da parte di una grossa azienda. In realtà non è un fenomeno che è nato solo di recente, ma che ha sempre fatto parte del mercato videoludico sin dagli albori.

Diverso è solo il modo in cui questi progetti vengono immessi nel mercato e vengono pubblicizzati. Per farvi un esempio, negli anni ’80 il nucleo originario Naughty Dog  – formato solo da Andy Gavin e Jason Rubin – ha cominciato a sviluppare videogame dal garage di casa per venderli (il primo acquirente fu Apple). Fu il progetto indipendente Shadow Warrior (il primo in 3D) a catturare l’attenzione di Sony e fargli ottenere il primo progetto su commissione di un publisher, ossia quel Crash Bandicoot che poi fece la storia della prima Playstation.

Se fino ai primi anni 2000 un progetto indipendente doveva essere sposato (non necessariamente finanziato) da uno o più produttori di hardware per far parte della lineup, grazie alla nascita di Steam i piccoli produttori indipendenti hanno potuto cominciare a pubblicare i loro progetti in digitale in maniera autonoma.

Proprio grazie al successo della piattaforma di Valve sempre più giochi indipendenti hanno ottenuto visibilità e sono diventati fenomeni di massa. Il primo in assoluto è stato Minecraft, gioco uscito nel 2009 ma diventato popolare due anni più tardi grazie al passaparola degli utenti Steam.

Il sandbox creato da Mojang è stato un’apripista capace di mostrare le potenzialità di progetti originali a basso budget, ma anche di dimostrare che poteva nascere un mercato florido (quello sì nato di recente) in cui far fiorire le proprie idee senza lo stress e le pressioni di dover raggiungere necessariamente un break-even point di vendite.

Le caratteristiche di un gioco indipendente:

  • Totale autonomia: viene portata a compimento la propria visione creativa senza aiuti economici e pubblicità da parte di grossi produttori, il che permette di non piegarsi a logiche di mercato che snaturino il concept.
  • Visione artistica: questi progetti sono fortemente strutturati su stili visivi distintivi, narrazioni personali e meccaniche peculiari e/o innovative.
  • Sperimentazione: in questi giochi si punta su tematiche di nicchia, ma anche su mix di generi che creano strutture non convenzionali.
  • Budget limitato: solitamente questi progetti vengono finanziati con i risparmi degli sviluppatori, con campagne crowfunding o con gli early access (vendita anticipata a chi sposa il progetto creativo).
  • Singoli sviluppatori o team striminziti: inizialmente i giochi indie potevano contare su sviluppatori singoli o team di sviluppo che non superavano le 10 persone, oggi esistono progetti indie con team di 30-40 persone.
  • Distribuzione digitale: anche questo aspetto oggi è cambiato ma è comunque prevalente. A causa del budget limitato, salvo rare eccezioni, i team indipendenti producono le copie fisiche solo in caso di successo commerciale.

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