GTA Online e le missioni su Charlie Kirk: quando (e se) la libertà creativa supera il limite

Missioni su GTA Online ricostruiscono l’assassinio di Charlie Kirk: Rockstar prova a fermarle, ma il confine tra creatività e cattivo gusto resta aperto.

Dove finisce la libertà creativa e dove inizia il cattivo gusto? Nel caso specifico, la domanda è tutt’altro che retorica. Perché se esiste un territorio in cui si può parlare di humor nero, non pare essere questo di cui ci apprestiamo a scrivere: di humor, semplicemente, non se ne vede traccia. Da quando Grand Theft Auto Online ha introdotto un nuovo editor di missioni personalizzate, alcuni giocatori hanno deciso di usarlo per ricostruire — in forma interattiva — l’assassinio di Charlie Kirk. Ed è a questo punto che il gioco smette di essere solo un gioco.

Le missioni in questione sono essenziali, quasi minimaliste, ed è forse questo a renderle ancora più disturbanti. Un personaggio fermo in un’area che richiama un campus universitario, pochi elementi scenici, un obiettivo unico: uccidere. Una volta premuto il grilletto, missione completata. Nessuna ironia, nessuna satira, nessun filtro narrativo che provi a spostare il piano della rappresentazione. Solo la riproduzione di un fatto reale, recente, traumatico (per quanto alcune idee di Kirk fossero quantomeno opinabili – eufemismo – un omicidio non è mai una bella cosa, anche volendo per gli effetti propagativi del messaggio della persona uccisa).

La risposta di Rockstar Games è arrivata, ma come spesso accade in modo opaco. In assenza di comunicazioni ufficiali, la community ha iniziato a notare alcuni segnali: la difficoltà — se non l’impossibilità — di cercare missioni che contengano il nome “Charlie Kirk”, errori restituiti dal sistema simili a quelli associati a termini offensivi o vietati, e la sparizione progressiva di alcune mappe condivise nei giorni immediatamente successivi al lancio dell’editor.

GTA Online, il filtro non basta: il solito gioco del gatto col topo

A rilanciare il caso è stato un video circolato sui social e amplificato dall’account GTA 6 Info, che ha mostrato una missione dal titolo esplicito e dalla struttura inequivocabile (laddove non c’è un briciolo d’ironia e siamo più vicini al macabro e al cringe).

Secondo quanto sostenuto, Rockstar avrebbe inserito il nome di Kirk nel filtro automatico del gioco. Un’affermazione che non trova conferma ufficiale, ma che è coerente con quanto si può verificare accedendo al portale delle missioni personalizzate.

Il problema, però, è che i filtri funzionano solo fino a un certo punto. I creatori di missioni hanno iniziato ad aggirarli con variazioni, nomi camuffati, riferimenti indiretti. “Charlie Pink”, nomi fusi, titoli allusivi. Un meccanismo già visto mille volte online, che trasforma ogni tentativo di censura parziale in un invito implicito a spingersi un po’ più in là.

Rockstar si ritrova così nel ruolo scomodo di arbitro silenzioso: intervenire troppo significa snaturare un ecosistema che vive di contenuti user-generated; intervenire poco espone il gioco all’accusa di tollerare — se non normalizzare — la spettacolarizzazione della violenza reale. E in un titolo come GTA, storicamente abituato a giocare con il confine tra finzione e realtà, la distinzione diventa ancora più fragile.

La sensazione è che il braccio di ferro sia solo all’inizio. Internet non ama i divieti non dichiarati, e ogni “argomento proibito” tende a diventare immediatamente più attraente. In GTA Online, almeno per ora, Rockstar sta rincorrendo. E il traguardo, se esiste, non è affatto chiaro (anzi, come l’orizzonte, sembra spostarsi sempre più in là).


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