Dispatch supera i 3 milioni e diventa un fenomeno social: alla scoperta dell’indie più celebrato del momento

Il mercato indie non smette di sorprendere e s’impone ancora una volta al centro dell’attenzione generale con un videogioco che non richiede abilità particolari ma che stimola la riflessione e suscita emozioni. Scopriamo il perché del successo di Dispatch e come potrebbe alimentare un genere che sembrava ormai dimenticato.

Il messaggio emerso in maniera forte e chiara dal mercato videoludico lo scorso anno è che gli utenti hanno voglia di esperienze diversificate. Mentre i big del settore cercano la formula standard per il successo dei propri progetti, copiando qua e là ciò che ha avuto successo in passato, l’utenza snobba le produzioni Tripla A e si fionda su tipologie di gioco che sembravano superate e di scarso appeal.

Sicuramente l’esempio più illustre è stato Expedition 33, gioco che ha dimostrato all’industria che un jrpg a turni può funzionare se dietro c’è una storia solida e una piccola variazione al gameplay. Ma il 2025 è stato anche l’anno di Blue Prince – puzzle game roguelite – quello di ARC Raiders (extraction shooter in terza persona), quello di The Alters (strategico con elementi action) e quello di Dispatch.

Quest’ultimo titolo è uscito nell’ultima parte del 2025 (per l’esattezza il 22 ottobre) ed è passato generalmente sotto silenzio, travolto dalla celebrità rumorosa di Hollow Knight Silksong, dall’imperfetta innovazione di Silent Hill f, dal ritorno in grande stile di Battlefield 6 e dalla caduta fragorosa di Call of Duty Black Ops 7.

Nonostante la scarsa pubblicità e l’insufficiente copertura mediatica, il titolo di AdHoc Studio ha cominciato a macinare vendite grazie al passaparola sui social media e all’attenzione che gli hanno riservato alcuni content creator. Sì, perché Dispatch è uno di quei giochi che è bellissimo da giocare in prima persona ma che è altrettanto gradevole da osservare.

Cos’è Dispatch e per quale motivo è l’indie del momento

In linea puramente teorica, Dispatch è un gioco fuori tempo massimo. Si tratta infatti di un’avventura grafica, in cui il giocatore deve esclusivamente prendere delle decisioni che permettono alla storia di evolversi attraverso varie diramazioni narrative. Gli autori però hanno azzeccato in pieno lo stile grafico e la wave di disincanto e distacco dalle produzioni supereroistiche tradizionali.

Un po’ come fa The Boys – in maniera ben più cinica – Dispatch ci mette al centro di un mondo alternativo in cui l’umanità è suddivisa tra umani dotati di super poteri e “normies”. Chiunque sia dotato di poter sovrannaturali si sente chiamato a usarli per la collettività, ma non tutti riescono a farlo nel modo giusto ed un errore espone alla faida mediatica.

Ben presto ci si rende conto che i poteri e i supereroi sono solo di contorno e che il fulcro della storia sono i rapporti umani e la difficoltà del protagonista nel calarsi all’interno di un mondo che pretende che ciascuno abbia un ruolo funzionale, ma che al contempo mette bene in chiaro che nessuno è indispensabile.

Una condizione fin troppo realistica e talmente comune da portare chiunque giochi o guardi Dispatch a sentirsi coinvolto e a provare empatia nei confronti di tutti i personaggi che incontra. L’ottima scrittura dei personaggi ed il lavoro eccellente fatto nell’assicurare bivi narrativi e conseguenze hanno fatto il resto.

Dispatch dimostra ancora una volta come il medium videoludico possa essere veicolo di messaggi sociali importanti, possa fungere da strumento formativo e di comunanza. I risultati condivisi dallo studio ad inizio anno ne sono la dimostrazione, non tanto i 3 milioni di copie vendute (ottimo risultato per una produzione atipica), ma anche e soprattutto le 23 milioni di ore di gameplay seguite su YouTube e i dati di gioco che dimostrano (come ad esempio 727milioni di chiamate gestite) che chi lo ha acquistato lo porta a termine più e più volte.


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