Il rischio connesso ad una lineup troppo ricca di giochi di valore è che anche dei capolavori possano finire nel dimenticatoio, esattamente come questo action/gdr che ha anticipato i tempi e di cui oggi non si ricorda quasi più nessuno.
Gran parte della fama e della legacy di Playstation è legata in maniera indissolubile al successo ottenuto negli anni ’90 dalla prima console Sony. Quando la “scatoletta grigia” è giunta sul mercato nessuno era pronto alla rivoluzione che avrebbe portato. Il mondo dei videogame sembrava cristallizzato alla seconda metà degli anni ’80, con giochi che per quanto belli erano semplici evoluzioni di cose già viste.
Qualche timido tentativo di innovare la formula era giunto dal mercato Computer, dove erano cominciati ad uscire dei giochi che proponevano una forma arcaica e fittizia di 3D, ma si trattava di unicorni e soprattutto all’epoca acquistare un PC in grado di farli girare richiedeva un esborso talmente alto da rendere il gaming su computer una questione elitaria.
L’uscita di Playstation ha in un certo senso democratizzato il gaming casalingo di nuova generazione. La console Sony permetteva di creare giochi più complessi e articolati grazie alla scelta vincente di installare un lettore CD al posto del lettore per le cartucce. I CD consentivano di immagazzinare un maggior numero di dati e la loro produzione costava molto meno di quella delle cartucce.
Grazie alla maggiore libertà ed ai minori costi di sviluppo, gli sviluppatori hanno avuto la possibilità di dare pieno sfogo alla loro creatività, di creare mondi in 3D ricchi e affascinanti, di sperimentare nuove tipologie di gameplay, di creare di fatto nuovi generi videoludici che poi sarebbero diventati la norma.
Così la prima Playstation è stata il luogo ideale per permettere a Final Fantasy di evolvere nella sua forma più nota e amata, ma anche per la diffusione di saghe iconiche come Tomb Raider, Metal Gear, Silent Hill, Resident Evil, Gran Turismo, Crash Bandicoot, Tekken, Wipeout.
In mezzo a tutta questa abbondanza sono stati tanti i giochi di valore che sono stati lasciati indietro e dimenticati, persino oggi, epoca in cui si punta a massimizzare il guadagno attraverso la nostalgia con remake di grandi classici.
Vagrant Story, il capolavoro dimenticato di Squaresoft per la prima Playstation
La Squaresoft di fine anni ’90 era un’azienda capace di creare blockbuster, ma anche disposta a sperimentare e rischiare. Erano passati solo 10 anni da quando il primo Final Fantasy aveva impedito il fallimento e dietro ogni produzione c’era la medesima filosofia: dare libero spazio alla creatività per ottenere giochi in grado di innovare e diventare punti di riferimento.
Così, oltre ai jrpg per cui l’azienda era famosa, venivano prodotti anche giochi di generi differenti, tra i quali in quella generazione hanno spiccato Parasite Eve – un survival horror con gameplay ibrido tra azione e strategia a turni – e Vagrant Story, un action-GDR, il primo di stampo nipponico interamente in 3D.
L’IP poteva essere vista come un’interpretazione nipponica della svolta data da Blizzard con il primo Diablo (uscito nel 1996), un dungeon crawler che a differenza di quello di stampo occidentale presentava un ambiente completamente in 3D e che per certi versi si poneva come fonte d’ispirazione per i successivi titoli di FromSoftware.
Non molti forse sanno che in quel periodo gli ideatori dei Soul avevano pubblicato su Playstation la loro prima IP, un action GDR in prima persona (come i The Elder scrolls per intenderci) intitolato King’s Field, ed erano stati coinvolti nello sviluppo di un altro classico della libreria PS One come Tenchu (gioco molto distante dalle opere per cui sono noti).
L’accoglienza della critica per Vagrant Story è stata eccellente, oggi il gioco Squaresoft è considerato tra i 15 migliori giochi della console e possiede un Metacritic di 93 su 100. Per quanto riguarda il pubblico, invece, solo una nicchia di appassionati l’ha veramente apprezzato e questo perché il sistema di combattimento ibrido necessitava applicazione per essere imparato e per molti è risultato ostico portarlo a termine.
Il gioco presentava un comparto grafico monumentale, uno dei più belli visti su Playstation, una grande cura per la ricostruzione di ambienti fantasy medievaleggianti, animazioni dei personaggi fluide, una caratterizzazione eccellente dei protagonisti ed un sistema parametrico ricco per le abilità e l’equipaggiamento che consentiva una personalizzazione profondissima.
Tutti elementi che tra il 2010 ed il 2011 hanno permesso a Demon’s Soul e Dark Souls di diventare dei cult. Insomma si può dire senza timore di smentita che Vagrant Story ha anticipato i tempi e che rappresenta una delle più grandi occasioni perse da Squaresoft: se avessero creduto maggiormente nelle potenzialità dell’IP e lavorato – quando la tecnologia lo permetteva – ad un gameplay ancora più action, oggi parleremmo di una saga storica e non di una perla dimenticata.
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