1348 Ex Voto, l’Ip italiana più attesa del 2026 è l’ennesima occasione mancata

Un contesto affascinante e ambizioni produttive interessanti hanno reso l’attesa di 1348 Ex Voto spasmodica per gli appassionati di avventure medievali realistiche. Purtroppo il peso delle ambizioni e delle aspettative, unito all’inesperienza del team di sviluppo hanno fatto sì che il titolo risulti l’ennesima occasione mancata per un team italiano di ergersi ad un livello internazionale. 

Pensare che un Paese ricco di talento artistico e produttivo come l’Italia sia sostanzialmente assente dall’industria videoludica è un qualcosa che fa male e spinge a delle riflessioni. Per quale ragione non esistono team italiani in grado di far emergere questo talento? Perché ogni volta che un team di sviluppo nostrano prova a fare qualcosa di importante finisce per disattendere le aspettative?

Ad eccezione dei titoli corsistici come Asseto Corsa, i team di sviluppo italiani sono sempre stati impegnati in videogame di basso profilo ed anche oggi che gli indie vanno per la maggiore, i videogame italiani faticano ad assestarsi su un livello medio che gli consenta di emergere nel mercato.

Di casi di aspettative disattese ce ne sono stati diversi in questi anni, partendo da Remothered Broken Porcelain (secondo capitolo della saga che doveva rappresentare la consacrazione del team e del brand, ma che è stato un gigantesco buco nell’acqua), passando per Enotria – soulslike italiano pregevole per direzione artistica e intenzioni ma insufficiente dal lato ludico e tecnico – per finire proprio con 1348 Ex Voto.

Abbiamo citato questi tre progetti non a caso, poiché si tratta delle IP italiane di maggior importanza emerse nell’ultima decade e di quelle che hanno evidenziato come le software house italiane siano oggi incapaci di produrre giochi strutturalmente complessi che possano rivaleggiare con quelli prodotti al di fuori dei nostri confini.

Di certo le ragioni di questo sono molteplici, si parte dall’assenza di finanziamenti statali – utili a team di sviluppo come CD Project Red, Sandfall Interactive e Warhorse per le loro opere prime – e si arriva a quella di esperienza. I tre progetti infatti sono accomunati dal desiderio sulle prime controproducente di includere meccaniche e idee ambiziose, di voler strafare per emergere in un contesto competitivo come quello videoludico, per poi non riuscire a reggere tutto il peso di quell’ambizione.

1348 Ex Voto, un’occasione mancata può essere un buon punto di partenza

Il concept di 1348 Ex Voto è valido, così come le idee riguardanti la struttura narrativa e le dinamiche di gameplay. Questo è giusto dirlo poiché il fatto di non essere riusciti a completare la visione creativa in modo eccelso non è dimostrazione di scarsa qualità, semplicemente è attestazione di una mancanza di esperienza.

Le suggestioni alla base di questo progetto sono evidenti, dal punto di vista narrativo e concettuale è evidente come il team abbia preso spunto da A Plague Tale – action adventure ambientato in un’Europa tardo medievale, dove le città sono piagate dalla peste e protagonista femminile si avventura alla scoperta di misteri nei quali si trova suo malgrado coinvolta – mentre dal punto di vista ludico l’ispirazione è chiaramente Kingdom Come Deliverance, da cui prende l’idea di combattimenti realistici basati sulle arti marziali dell’epoca.

I due titoli di riferimento sono tra gli indie di maggior successo dell’ultimo decennio, ma in entrambi i casi i capitoli iniziali sono stati tutt’altro che perfetti. A Plague Tale ad esempio era gravato da un gameplay semplicistico e ripetitivo, nonché da una struttura talmente lineare da risultare anacronistica. Il primo KCD invece aveva un gameplay innovativo ma mal calibrato ed era pieno di bug e problematiche tecniche che ne minavano l’esperienza complessiva.

Ciò nonostante si trattava di due giochi che avevano dei punti di forza ben evidenti. Nel primo caso si trattava della componente artistica e tecnica di primo livello unita ad un racconto intimo in grado di suscitare emozioni forti, nel secondo caso di una struttura ruolistica inedita e fortemente identitaria che rendeva il gioco di Warhorse un cult per gli appassionati del genere.

Nel caso di Ex Voto il core doveva essere la narrativa e per certi versi rimane l’unico aspetto del gioco che spicca (anche il comparto grafico in realtà è degno di nota). Il team però ha peccato di inesperienza nel voler aggiungere troppo (cosa successo anche con Enotria) ed il risultato finale è una cattiva gestione dei ritmi narrativi. A questa problematica si aggiunge un gameplay troppo legnoso per essere divertente, paesaggi eccessivamente spogli ed un’IA deficitaria.

Al di là della delusione per un risultato che si attesta al di sotto della sufficienza, 1348 Ex Voto è e dev’essere un punto di partenza per un team di giovani sviluppatori (sono solo in 15 a comporre lo studio con sede in Italia) che da questa esperienza può e deve imparare per il futuro.

Esattamente come ha fatto Stormind Games (i creatori di Remothered), Sedleo nei prossimi anni deve impegnarsi in progetti minori, magari come studio di supporto a team più grandi, per acquisire know how utile al loro prossimo progetto. Un secondo capitolo potrebbe dunque beneficiare di una visione più centrata che permetta di selezionare ciò che funziona e tagliare il resto per poi magari riproporlo in futuro.

Una storia su tutte può essere d’incoraggiamento per questo team, quella di Fromsoftware (che vi abbiamo raccontato qualche settimana fa): il team nipponico ha ideato il concept dei souls nel lontano 1994 in un IP chiamata King’s Field, ma prima che giungesse a piena maturazione si è dovuto attendere il 2009 (anno di uscita di Demon’s Souls) e prima che fosse apprezzato a livello globale il 2011 (anno d’uscita di Dark Souls).


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