In India i giocatori chiedono al governo una “maggiore attenzione” per il settore esports

esports india

I giocatori in India si stanno unendo per attirare l’attenzione del governo anche sul settore degli esports. Molti giocatori (in particolare i professionisti di PUBGm) si sono riversati su Twitter per chiedere al governo indiano di prestare la stessa attenzione utilizzata per gli sport “classici” anche per gli esports.

Pare che l’iniziativa sia partita da Abhijeet ‘Ghatak’ Andhare, un giocatore di TSM Entity: “Meglio tardi che mai, ma siamo già in ritardo – scrive Ghatak su Twitter – Altri Paesi hanno già fatto il loro marchio negli esports, mentre il governo indiano non presta attenzione”.

Negli ultimi anni il “fenomeno” esports è cresciuto molto anche in India, specialmente con l’arrivo di ESL nel 2016. Organizzazioni internazionali come Optics gaming hanno provato a fare dell’India il loro prossimo territorio. Il vero boom è stato PUBG Mobile, che è riuscito a scuotere l’industria come nessun gioco aveva mai fatto prima. Tuttavia, nel giro di poco, PUBG Mobile è stato bandito a causa della sua politica sulla privacy: una decisione che sembra sia stata presa per motivi politici, dato che PUBG Mobile aveva già rivisto e modificato la politica sulla privacy in precedenza per prevenire il “ban”.

Anche se gli esports in India sono iniziati addirittura nel 2008 (solo 8 anni dopo gli esport hanno cominciato ad avere visibilità in tutto il mondo, ndr), l’India si trova ancora molto indietro, dato che occupa solo il 62esimo posto nella classifica mondiale degli esports in base ai guadagni.


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