League of Legends, confermata la fine della partnership “lampo” con Neom: decisivi i dipendenti di Riot

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Diversi partecipanti al campionato europeo di League of Legends hanno voluto dire la loro sulla partnership (ormai definitivamente saltata, ndr) con la controversa megalopoli saudita Neom, inizialmente comunicata dalla LEC e “ritrattata” in seguito alle feroci polemiche.

Dopo la conferma di tale partnership  con la città futuristica situata nord-ovest dell’Arabia Saudita, l’intero equipaggio della LEC, insieme a molti altri rivoltosi e gran parte della community globale del popolarissimo gioco esports, ha voluto esprimere tutta la propria delusione per l’accordo raggiunto con un Paese che non solo non riconosce le unioni tra persone dello stesso sesso, ma condanna e discrimina apertamente gli omosessuali. Un’intesa inaccettabile per la community, dato il supporto della LEC al movimento LGBTQ, tanto che in molti hanno fatto giustamente notare come l’immagine del profilo Twitter della LEC esponga con orgoglio i colori della bandiera arcobaleno.

Inven Global ha parlato con molti dipendenti di Riot Games dopo l’annuncio, rendendo pubblico il loro malumore: “Ci sono alcuni ‘Rioters’ (dipendenti di Riot, ndr) che hanno detto: ‘Se non si fa marcia indietro, sarà difficile per noi continuare a lavorare qui'”. D’accordo anche i membri del broadcast della LEC, che hanno minacciato scioperi nel caso l’accordo fosse andato a buon fine.

Tuttavia, in vari social media e anche durante spettacoli come The Crackdown, l’equipaggio della LEC e altri soggetti che erano a conoscenza dell’accordo sono stati accusati di non aver fatto abbastanza per impedirlo fin da subito. A queste accuse è arrivata subito la replica da parte degli organizzatori del campionato europeo di League of Legends, che hanno ribadito come si stesse “lavorando tutti insieme” per scongiurare la partnership, persino mettendo in discussione i loro impieghi.

 


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