Moduli di reclutamento “mascherati” da promozioni su Twitch: bufera sull’Esercito USA

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Twitch ha costretto l’esercito americano a rimuovere le false promozioni dal suo canale sulla piattaforma. A rivelarlo è il blog di videogiochi Kotaku, che spiega come il canale Twitch dell’Esercito degli Stati Uniti è stato duramente criticato all’inizio di questa settimana per aver portato avanti delle tattiche di marketing definite “ingannevoli”.

Jordan Uhl ha chiarito ancora meglio la natura di queste promozioni in un articolo pubblicato sul sito The Nation. Secondo quanto riferito, il canale dell’esercito americano ha lanciato false promozioni, promettendo la possibilità di vincere un controller Xbox Elite Series 2. Ma quando gli spettatori hanno cliccato sulla promo, sono stati invece indirizzati a moduli di reclutamento non correlati senza che i concorsi a premi venissero più menzionati.

Le promozioni sembrano violare diversi aspetti delle leggi statunitensi, ed è proprio questo comportamento ad aver scatenato l’indignazione di streamer e utenti.

Lo streamer di Twitch, Jayson Love, ha menzionato la piattaforma su Twitter, rimarcando “il silenzio sull’ultima ondata di critiche riguardo il comportamento dei militari, che usano il sito per truffare gli utenti”.

In risposta alle dure critiche, Twitch ha ora rimosso quelle promozioni. “Secondo i nostri Termini di servizio, le promozioni su Twitch devono essere conformi a tutte le leggi applicabili”, ha dichiarato Twitch al blog Kotaku. “Questa promozione non è conforme ai nostri Termini e abbiamo chiesto di rimuoverla”, ha poi aggiunto la piattaforma di streaming dei tornei di esports.

Le preoccupazioni sulle pratiche di reclutamento sul canale Twitch dell’esercito americano sono aumentate nelle ultime due settimane. Il canale Twitch dei militari statunitensi  è stato preso di mira anche all’inizio di questo mese per aver bannato gli spettatori che ponevano domande in chat sui crimini di guerra degli USA.

L’esercito degli Stati Uniti ha affermato che i commenti sui crimini di guerra costituiscono “molestie ai soldati”, motivo per cui hanno provveduto alla rimozione. L’American Civil Liberties Union ha tuttavia sostenuto su Twitter che “esortare il governo a chiarire sui crimini di guerra non è una molestia, si chiede semplicemente al potere di dire la verità. Mentre bannare gli utenti che fanno domande importanti è incostituzionale”. Alcuni avvocati sostengono infatti che vietare agli utenti di poter commentare può costituire una violazione del primo emendamento, secondo il quale il governo degli Stati Uniti non può limitare il diritto di libertà di parola ed espressione di un cittadino.

 


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